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sabato 7 febbraio 2015

L’Edilizia scolastica: una vera emergenza nazionale





* contributo inviato a Human Factor lab  . 


Sono anni che il problema degli edifici scolastici rappresenta in tutta Italia una vera e propria emergenza.
Si sono sempre succeduti veloci interventi tampone sia per la messa in sicurezza delle scuole sia per il loro miglioramento qualitativo.

E’ doveroso ricordare che ogni studente ha diritto di scegliersi il proprio percorso formativo e di conoscenza più vicino alle sue aspirazioni e al suo desiderio di crescita professionale.
Purtroppo, invece, accade che lo studente sia costretto a scegliere la scuola anche e spesso in base alla presenza di una struttura, adeguata o meno che sia.

La crisi ha visto negli ultimi anni colpire indistintamente tutti, enti locali compresi che hanno dovuto subire tagli abnormi con forti ripercussioni nell’ambito scolastico.

 Ad esempio: la manutenzione straordinaria degli edifici scolastici è scesa a soli 22 mila euro per ogni scuola, mentre la manutenzione ordinaria è arrivata alla cifra esigua di soli 8 mila euro l’anno.

Analizzando il patrimonio edilizio scolastico nazionale si riscontra che abbiamo scuole vecchie, alcune costruite addirittura durante il ventennio fascista: il 58% sono state costruite prima della nascita della normativa anti-sismica vigente.

Abbiamo il 10% degli istituti scolastici localizzati in aree ad alto rischio idrogeologico, il 41% in area a rischio sismico e circa il 9% in aree a rischio vulcanico.Addirittura il 50% degli edifici non presenta tutte le certificazioni obbligatorie e quindi abbiamo scuole fuori norma. Si è ridotto al 53% le scuole in possesso del certificato di agibilità, mentre solo il 58% possiede una idonea certificazione igienico-sanitaria, per non parlare, poi, dei requisiti di accessibilità. Infatti, il 20% degli Istituti sono completamente inaccessibili alle persone con handicap in quanto presentano ancora delle barriere architettoniche.

Altro dato preoccupante è la sperequazione territoriale tra il nord e il sud del nostro paese. Non a caso le prime 20 posizioni occupate nella graduatoria dei Comuni e delle Province virtuose in edilizia scolastica sono localizzate nel centro nord. Tutto questo crea un vero divario tra un paese ricco e florido e un altro lasciato al degrado. Una politica a discapito della eguaglianza sociale e dei pari diritti di accesso alla cultura ed alla formazione di tutti gli studenti italiani.

I dati quindi che ci arrivano sono impietosi, e delineano una fotografia delle scuole del nostro Paese degradante: non sicure, non agibili, spesso sporche, poco curate, inaccessibili alle persone con problemi di disabilità, assolutamente inadeguate alla richiesta formativa del nostro Paese.

La #Buonascuola renziana tanto propagandata da questo governo è ben lontana dall’esserlo.

Certo, si deve ammettere che qualche cosa questo governo ha cercato di fare, ma è una goccia d’acqua in un mare di problemi.

In questo quadro drammatico torna utile ricordare che la nuova legge 56/2014 (Decreto Delrio) che ha riordinato il sistema di governo di area vasta con l’istituzione delle città metropolitane e la trasformazione delle Province in Enti di secondo livello, ha fatto sì che anche alla luce di questa trasformazione le Province hanno mantenuto la competenza e la funzione dell’edilizia scolastica superiore.

Parliamo di 5179 edifici che ospitano 3226 Istituti Scolastici di scuola secondaria (Licei, compresi i Licei Artistici, gli Istituti d’Arte, la Accademie, gli Istituti Superiori per le industrie artistiche, i Convitti, le Istituzioni Educative Statali, gli Istituti Tecnici e le Scuole di formazione ), con circa due milioni e mezzo di alunni accolti in 117.300 classi e circa 4000 palestre.

Come è noto, le politiche di istruzione, formazione e orientamento sono strettamente connesse con quelle del lavoro e dell’occupazione che oggi costituiscono il problema centrale per il nostro Paese.

Dobbiamo sottolineare che in questa fase di riordino attraverso la legge 56/2014, (decreto Delrio) sono intervenuti anche dei pesantissimi ed insostenibili tagli attraverso le manovre finanziarie (2011/2014) che pesano solo per le Province per circa 2,5 miliardi di euro, mentre i Comuni hanno contribuito nel periodo (2007/2014) per il risanamento della finanza pubblica per complessivi 16 miliardi di euro, di cui circa 8 miliardi in termini di patto di stabilità interno ed altri 8 miliardi in riduzione dei trasferimenti statali. 

La già complicata situazione degli Enti Locali si è ancor più aggravata con la legge di stabilità 2015 in cui si prevedono ulteriori tagli di un miliardo di euro sui bilanci in spesa corrente per tutte le Province e le città Metropolitane.

Con questa situazione allo stato attuale è difficilissimo prevedere che gli annosi problemi dell’edilizia scolastica potranno essere risolti.
Vogliamo ricordare che le Province hanno presentato al governo attuale circa 1600 progetti di riqualificazione scolastica per un costo di circa un miliardo e trecentomila euro, ma di questi allo stato attuale il governo ha messo a disposizione risorse disponibili solo per 300 milioni di euro circa.

A questo punto diventano estremamente urgenti gli interventi proposti anche da Sinistra Ecologia Libertà che darebbero certamente respiro e soluzione a questa emergenza.

Si deve rilevare che ad oggi, ad esempio, dopo ben 18 anni dalla legge 23/96, non esiste ancora una anagrafe nazionale degli edifici scolastici che dovrebbe costituire uno strumento conoscitivo ai fini di una corretta programmazione per i diversi interventi nel settore.

Si dovrebbero inoltre iniziare ad esportare le buone pratiche amministrative già esistenti nel nostro Paese.
Ad esempio, in Toscana, esiste un ottimo sistema di monitoraggio e anagrafe che consente di accedere con estrema facilità ai finanziamenti elevando la qualità e la sicurezza degli edifici scolastici.

I pesanti tagli ai bilanci degli Enti Locali stanno mettendo a serio rischio i servizi rivolti ai cittadini . Per le Province, ad esempio, una ulteriore diminuzione del 13% delle risorse in spese correnti sta di fatto determinando la totale impossibilità di assicurare una decente e sufficiente gestione ordinaria degli Istituti Superiori come, ad esempio, il pagamento delle utenze, del riscaldamento e dell’acquisto degli arredi. Possiamo avere pure le lavagne digitali ed i registri elettronici, ma se si sta al freddo e senza tavoli o sedie non è che sia proprio una #Buonascuola .

La cosa più importante ed urgente che il governo deve fare è quella di invertire la tendenza degli ultimi anni. Se si crede ancora nella scuola pubblica quale priorità del Paese, si devono escludere dai vincoli del patto di stabilità interno tutti gli interventi che sono già progettati e consegnati al governo in tema di edilizia scolastica, per assicurare non solo la manutenzione degli Istituti, ma la loro messa a norma e sicurezza, la loro agibilità e la loro accessibilità e l’ igiene. Dobbiamo anche pensare a scuole nuove ed adeguate soprattutto nel sud del nostro paese, ad alto efficientamento energetico e corrette con la normativa antisismica. 

Dobbiamo pensare inoltre ad un’esclusione dei vincoli del patto di stabilità interno, che si potrebbero utilizzare per investimenti in riutilizzo ed adattamento di edifici del demanio statale dismessi ed adattarli in nuovi istituti scolastici, senza quindi aumentare la cubatura di cemento già presente nel nostro Paese.

Tale esclusione permetterebbe l’adeguamento degli edifici scolastici già presenti , determinando anche la scomparsa delle classi-pollaio ed eviterebbe che gli studenti siano costretti a vere e proprie transumanze da un edificio all’altro nella città per svolgere il loro corso di studi.

Insomma, al di là degli annunci, se si crede nell’ istruzione si deve investire risorse pubbliche nella stessa e credere realmente nella sua rinascita. Sarebbe solo così una vera e propria #Buonascuola.

martedì 9 dicembre 2014

La salute dei cittadini prima dell'ampliamento dell'aeroporto " Antonio Canova "di Treviso





Di seguito il testo dell'interpellanza presentata oggi in Provincia, in merito al controllo della qualità ambientale, e le sue possibili ricadute sulla salute dei cittadini trevigiani a causa dall'ampliamento dello scalo aeroportuale trevigiano.





Al Presidente della Provincia di Treviso


Interpellanza (art. 55 Regolamento Consiglio Provinciale)

PREMESSO CHE :

L’aeroporto Canova di Treviso, fin da quando sono stati avviati i lavori per il suo ampliamento, è stato oggetto di numerose prese di posizioni, da parte di comitati di cittadini, esponenti politici e stampa locale, in merito al suo forte impatto ambientale nel nostro territorio e in particolare sui 
Comuni di Quinto e di Treviso e che mostravano una forte e crescente preoccupazione in merito all’aumento costante del numero dei voli e dei passeggeri in transito.

Di recente è stato presentato uno studio promosso dall’ISDE (International Society of Doctors for Environment), dal nome “ Trasporto Aereo, impatto atmosferico e impatto acustico come determinante di danno ambientale e di malattie”.

In questo studio sono rilevati molti degli effetti negativi sulla salute dei cittadini, generati dal traffico aereo, soprattutto nei dintorni delle aree oggetto di attività aeroportuali.

CONSIDERATO CHE:

La nostra Costituzione all’art. 32 sancisce come diritto fondamentale, la salute dei cittadini e ne indica come prioritaria la sua tutela come vero e primario interesse dell’intera collettività.

Il progetto di ampliamento dell’aeroporto Canova di Treviso, già ampiamente esposto attraverso un master plan che prevede un forte ampliamento delle attività, sia da un punto di vista urbanistico e sia e soprattutto in un deciso aumento del numero dei voli giornalieri, puntando a triplicare e/o forse quadruplicare, quelli già presenti.

Un progetto di ampliamento il cui impatto di natura ambientale a carico dei cittadini  non può  e non deve essere assolutamente trascurato, vista l’estrema vicinanza delle città di Treviso e di Quinto di Treviso, allo scalo aeroportuale.

Tutto ciò, considerato anche che tale progetto è stato più volte rigettato dalla Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVIA) del Ministero dell'Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), con pareri negativi quasi unanimi.

Il sottoscritto Consigliere Provinciale

CHIEDE:

All’Amministrazione provinciale di divulgare i dati a oggi della qualità dell’aria e l'impatto acustico coinvolgendo la locale ARPAV e di farsi promotrice di uno studio su quanto potrebbe aumentare l’inquinamento della zona interessata intorno allo aeroporto, sulla base dell’ipotesi di aumento del numero dei voli del Canova, come indicato anche nel suo master plan.

Che quest’Amministrazione persegua lo scopo primario di preservare la salute dei cittadini trevigiani, rispetto ai soli interessi di natura economica, cercando di attuare tutte le azioni possibili tra cui una  collaborazione  con ARPAV e i comuni interessati, divulgando periodicamente i dati sull'inquinamento dell'aria e acustico, provocato dall'aeroporto Canova di Treviso.


Il Consigliere Provinciale
Luigi Amendola

Treviso, 9 dicembre 2014

giovedì 4 dicembre 2014

La casa è un diritto, non dimentichiamolo


A fronte del forte disagio sociale causato dalla crisi e in presenza di una sempre maggiore domanda di alloggi popolari a basso canone di locazione, si rendono sempre più urgenti politiche per il diritto alla casa.
Secondo quanto era emerso da una commissione provinciale da noi chiesta e a cui era stata invitata la dirigenza dell'ATER, il numero degli alloggi  liberi ma non assegnabili nell'immediato a causa di interventi  di manutenzione e messa a norma , sono circa 600. Per la ristrutturazione di una parte di questi è già previsto uno stanziamento da parte della Regione Veneto di circa 2 milioni di euro.
In ogni caso questo grande numero di alloggi è li presente e chiuso e per il momento non assegnabile a nessuno.
In un momento così delicato perché non provare a realizzare un progetto sperimentale dove si assegnano una parte di appartamenti dove il problema della loro non poter essere assegnati è causato da lavori di piccola manutenzione e/o di adeguamento impiantistico.
I lavori dovrebbero essere realizzati dagli assegnatari a loro cura e spesa , con recupero dei costi sostenuti mediante successivo scomputo dal canone locativo.
Il comune di Milano nei mesi scorsi ha creato un bando per una prima assegnazione di 50 alloggi con questo identico criterio . E' una proposta sperimentale dedicata a chi ha già fatto richiesta di un alloggio popolare , tramite regolare domanda ed è in possesso di tutti i requisiti necessari per essere presente nella graduatoria.
Perché non provare ad iniziare anche noi, attraverso un coinvolgimento sia dell'ATER  che degli alloggi di proprietà dei comuni.
Non ci sembra una proposta " marziana " e non percorribile, almeno che non ci sia una non volontà della politica .
A chi ha problemi economici e di vera difficoltà , si deve in qualche modo rispondere con qualche spiraglio  e non sempre con la sola risposta ormai usuale " non ci sono più le risorse"

venerdì 24 ottobre 2014

ImMobilità di Marca




E’ inaccettabile che ogni anno e sempre in questo periodo, l’azienda di trasporto pubblico Mobilità di Marca, mostri ai suoi utenti il suo lato peggiore.
L’anno scorso i primi problemi con i nuovi abbonamenti e biglietti unici e relative code ai punti  vendita.
Quest’anno con l’inizio dell’anno scolastico, studenti stipati come delle sardine, autobus che saltano  le fermate perché strapieni.  A questo ci aggiungiamo la mancata estensione dell’agevolazione a tutti gli anziani che usufruiscono del servizio pubblico, con relative lamentele .
Non dimentichiamoci che il processo d’integrazione in un'unica azienda è stato sempre pubblicizzato, come un grande successo...si quello di avere aumentato le tariffe mediamente , raggiungendo un utile di circa 21 mila euro a chiusura di bilancio 2103.
Questi soldi ad esempio, potrebbero essere utilizzati per aumentare il bacino delle agevolazioni.
Come da sempre abbiamo ribadito per noi sono fondamentali  che una azienda di trasporto pubblico locale , deve svolgere un'unica cosa : funzionare adeguatamente , senza creare il più possibile disagi e disservizi, e che sia vicina alle esigenze dei suoi utenti e che vi siano presenti delle agevolazioni per tutte le fasce più deboli.
E’ un servizio pubblico, quindi di fatto sono i gli stessi  cittadini trevigiani, ad essere i proprietari della MOM e a loro la MOM deve dare delle risposte .
L'azienda ed il suo management, si  devono  quindi muovere e pure velocemente, per essere vicino alle richieste ed alle esigenze degli utenti cittadini proprietari. Loro pagano un servizio e questo servizio gli deve essere dato.
Non ci interessano operazioni di abbellimento estetico dell’azienda, o di marketing politico, ma solo un servizio pubblico che funzioni adeguatamente , che sia accessibile a tutti , ecologicamente sostenibile e sicuro.
Non crediamo che siano delle grandi richieste.

giovedì 4 settembre 2014

Le mafie sono una montagna di m.





Mercoledì 3 settembre si è svolto, in Provincia, il primo incontro dell'Osservatorio sulle mafie e le criminalità organizzate  nel nostro territorio. Uno strumento  voluto da Sinistra Ecologia Libertà che ha visto l’immediata e convinta partecipazione di tutte le forze politiche presenti in Consiglio Provinciale. Un tavolo nato con lo scopo non di sostituirsi agli organismi giudiziari, ma quello di affiancarsi a chi lotta in prima linea contro la mafia. Un luogo dove cercare di mettere in campo delle azioni concrete volte soprattutto alla promozione e sviluppo della cultura della legalità e delle buone pratiche amministrative, che possono essere un valido aiuto per contrastare questo pericoloso fenomeno.
Alla erano presenti il direttore nazionale di Avviso Pubblico, Pierpaolo Romani, il referente provinciale di Avviso Pubblico, Maria Grazia Tonon, e il referente provinciale di Libera, Franco De Vincenzis. Le  due associazioni sono protagoniste da anni nel cercare di formare e informare amministratori locali e i cittadini su cosa sono le mafie, su come si muovono anche all’interno delle amministrazioni e della società, e su tutte le attività illecite legate alla criminalità organizzata.
Attraverso degli atti ufficiali in possesso della Direzione nazionale Antimafia s’inizia a intravvedere l’emergere del fenomeno anche nella nostra provincia.  Un fenomeno che sia “Avviso pubblico” che “Libera” identificano come una "delocalizzazione" e non come una vera e propria infiltrazione totale nel nostro tessuto produttivo. Questo non significa sottovalutare il problema, anzi è proprio ora che siamo nella fase iniziale che si possono e si devono prendere misure efficaci di contrasto.
La crisi dilaniante e perdurante che stiamo vivendo, che vede un repentino impoverimento di molti piccoli e medi imprenditori, può essere terreno fertile per il fenomeno del racket e dell’usura.
Accade così che aziende decotte o in crisi di liquidità vengano, con la complicità di alcuni professionisti, comprate con denaro di dubbia provenienza. Esistono a tal proposito numerose segnalazioni da parte della procura, che evidenziano operazioni finanziarie di natura sospetta.
Anche il moltiplicarsi nel nostro territorio di sale slot e giochi di ogni genere, dove il denaro può sembrare un facile guadagno, è preso di mira dalle organizzazioni criminali, per far girare del denaro sporco e attuare fenomeni di riciclaggio e “pulizia” di proventi illeciti.
Da segnalare che mesi addietro, l’Ulss 9 ha evidenziato l’esistenza del fenomeno del gioco patologico (sono circa 200 i pazienti seguiti direttamente), ma il fenomeno è ben più grande e si parla di circa 3000 trevigiani affetti da una forte ludopatia.
Sono segnalati sempre dalla Procura, notizie di usura, dove imprenditori in grande difficoltà, sono costretti a ricorrere a  soldi subito con elevatissimi interessi, anche perché giorno dopo giorno banche e finanziarie anticipano somme o erogano fidi, con sempre maggiore difficoltà.
Anche i numerosi appalti riferiti ad alcune grandi opere (esempio l’autostrada Orte-Mestre e altre) iniziano a essere nel mirino della mafia.
Tutte queste informazioni in possesso di  Avviso Pubblico  e di Libera, provengono da intercettazioni telefoniche e indagini che gli organi giudiziari, hanno compiuto o continuano a compiere in tutta la nostra Regione.
Che cosa poter fare concretamente per cercare di fronteggiare come Istituzioni questi problemi?
E’ questo il compito che il nuovo strumento nato in provincia si è dato.
Anche attraverso i fondi messi a disposizione dalla recente legge regionale n.48, che non solo favorisce l’attività repressiva, ma  cerca di porre in una serie di azioni legate alla formazione e all’informazione sui fenomeni e i fatti legati alle mafie, come uno dei pilastri fondamentali per cercare di combatterla: fare formazione nelle scuole sul corretto uso del denaro, dossier da divulgare ai cittadini dove è descritto con dettaglio come le attività criminali spesso si celino  dietro delle attività apparentemente legali; una raccolta di articoli riguardanti fatti e notizie che hanno visto coinvolte le mafie nella nostra provincia, come monitoraggio del fenomeno; organizzare seminari e corsi anche per gli amministratori per cercare di renderli coscienti della pericolosità del fenomeno e come spesso attraverso dei semplici e piccoli appalti dati a ditte, può iniziare una vera e propria infiltrazione dell’attività criminale.
E' stata avanzata anche l'ipotesi di estendere il “Patto per la Legalità” già firmato nel 2012 dalle categorie, anche agli ordini professionali, in quanto rappresentanti di soggetti potenzialmente “a rischio”. Andando così a potenziare il Protocollo di Legalità firmato dalle istituzioni nel 2014 in ambito di appalti e servizi.
Insomma, attraverso la diffusione di una maggiore cultura della legalità e delle buone pratiche amministrative, la Provincia in collaborazione con tutti i comuni della marca trevigiana, può iniziare a porre in essere una piccola ma solida e importante “barriera” alle mafie e a tutte le attività illegali ad esse collegate.

di seguito i due link  di  Avviso Pubblico e di Libera



martedì 8 luglio 2014

Focus "emergenza casa"




Dopo anni di crisi economica che per il momento non tende ad allentare la morsa nel nostro paese, il problema della casa diventa sempre più importante da affrontare da parte di chi amministra il nostro territorio.
I comuni si trovano ad avere decine di persone in fila che chiedono ogni giorno  un alloggio popolare, piu semplicemente una Casa decente, ad un prezzo equo e da pagare secondo le proprie capacità economiche.

La nostra provincia ha un ottimo prodotto interno lordo, ma  esistono sacche di povertà e di miseria molto diffuse, che rimangono nascoste sia per un malinteso senso  di  dignità da parte di chi vive la  povertà con vergogna e non osa chiedere,   sia perché è più facile girare la testa dall'altra parte e fingere di non vedere.
Purtroppo viviamo un  paradosso: Si continua ad edificare ed i  nostri comuni sono pieni  di case invendute e/o sfitte, ma  gli alloggi dedicati all'edilizia popolare non sono sufficienti per affrontare una vera e propria crisi sociale che ha un unico nome ormai: emergenza abitativa.
Nel passato, alcuni Ater  hanno consapevolmente (s)venduto una parte del loro patrimonio immobiliare per rinnovare gli alloggi posseduti oppure per  costruirne di nuovi, ma la mancanza di  lungimiranza prima e di risorse  poi, ha costretto gli Ater all'immobilismo.
Il crudele risultato conseguente è sotto gli occhi di tutti:  molti  centri della marca  si ritrovano ad oggi nell’assoluta mancanza di case popolari anche nei casi di emergenza assoluta.

Inoltre, nonostante le nostre richieste a molti livelli, non esistono  dati certi e omogenei sulla situazione abitativa nella provincia di Treviso.
Manca, ad esempio, sia il numero certo e totale delle famiglie colpite da sfratto esecutivo, sia il numero delle abitazioni libere e subito disponibili per le assegnazioni.
Non si ha nemmeno un dato certo di quante siano  le case libere ed  oggetto di un’eventuale ristrutturazione.
Manca anche  il numero delle famiglie che saranno oggetto di  sfratto a causa di una lunga morosità.
Dai dati in nostro possesso ( di fonte sindacale), ci sono circa dai trenta ai quaranta mila nuclei familiari in provincia di Treviso con gravi difficoltà nel riuscire a pagare l'affitto o le spese di condominio.
Alla fine,  chi  voglia interessarsi realmente della situazione come stiamo cercando di fare noi, si perde in un vero e proprio dedalo che penalizza ulteriormente  chi ha  situazioni economiche e sociali molto difficili, situazioni che troppo spesso vanno in coppia.
Per questo abbiamo pensato di proporre nella Commissione Consiliare che abbiamo chiesto di convocare sul tema, la costituzione di Un Osservatorio sulle politiche abitative.
Questo soggetto potrebbe acquisire dati dai singoli comuni sul reale fabbisogno di case popolari.
In questo modo potremmo   indirizzare verso   scelte mirate di nuove costruzioni limitando il più possibile il consumo di suolo. Insieme alle varie informazioni e alle singole competenze di Ater, dei Sindacati degli inquilini e dei proprietari, dovremo  essere in grado di  elaborare un quadro più preciso di quello attuale, dando anche indicazioni in merito alla  riqualificazione degli spazi in disuso e abbondonati  presenti in molti comuni: Il 10% degli edifici di proprietà pubblica sono abbandonati a se' stessi.
Siamo convinti che se si riuscissero ad elaborare interventi mirati alle reali necessità, si potrebbe dare anche un nuovo impulso all’edilizia senza che questa diventi semplice  speculazione e  consumo di territorio.
Infine, non ci stancheremo mai di ricordare a tutti che la casa è un diritto  e non  un lusso o un privilegio: solo a questo  diritto calpestato  ci sentiamo di dare risposte.

P.S.
Da qualche giorno in  Italia esiste un nuovo gioco d'azzardo, VinciCasa, «il primo gioco che dà la possibilità di vincere un premio concreto come un’abitazione, che è il sogno più diffuso e ambito».
La casa in realtà molto più che un sogno,  è un bisogno e un diritto troppo spesso negato come abbiamo visto.
Il 2013 si è chiuso con 1 sfratto ogni 70 famiglie in affitto ed è a loro, come alle fasce più deboli della società, che evidentemente si rivolge prioritariamente un "gioco" che promette l'accesso a un bene primario. Mentre si discute quotidianamente di lotta alle ludopatie, spiace leggere di nuovi giochi  immessi sul mercato con fare subdolo e falsamente magnanimo.