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sabato 28 giugno 2014

La PaTreVe : tanto potere in mano di pochi


Da molto tempo si parla di PaTreVe, una nuova unione di territorio che dovrebbe comprendere le Province di Treviso, Venezia e Padova. Qualcosa di unico nel suo genere, in tutto il nostro paese.
Già questo dovrebbe porre delle domande a qualcuno. Un territorio vasto come metà della Regione Veneto, che dovrà occuparsi di grandi temi come lo sviluppo economico, la costruzione di strade, di ponti, di pianificazione urbanistica, di valorizzare il territorio e della sua tutela. Insieme alla gestione del trasporto pubblico urbano ed extraurbano. Insomma un ente amministrativo enorme. Tutti o quasi si stanno esprimendo con fervore a questa nuova soluzione di governo del territorio, dimenticandosi però di una cosa fondamentale. In questa nuova macchina amministrativa che potrebbe gestire risorse per centinaia di milioni di euro per conto dei cittadini, sono proprio questi ultimi che mancheranno nella loro gestione. Infatti, nessuno si sta ponendo seriamente il problema della partecipazione democratica, nell’amministrazione di questo nuovo ente territoriale.
Le nuove riforme dell'attuale governo stanno svuotando rapidamente le istituzioni di tutta la rappresentanza elettiva. Come se questa fosse la " sola " causa del malgoverno del paese. Nessuno si pone invece il problema contrario. Certamente negli ultimi anni siamo stati malgovernati ed anche male amministrati, ma questo forse è stato causato da scelte sbagliate e non da come sono composte le istituzioni. Bisogna fare molta attenzione nel porre nelle mani di poche persone, un grande potere.
Certo i Sindaci (che saranno l'assemblea del nuovo ente) e che dovranno gestire la PaTreVe, saranno pure capaci, ma ricordiamoci che gli stessi sono stati eletti , per il solo ambito del loro comune e con un mandato elettorale e del cittadino ben preciso e circostanziato. Non si capisce il perché essi si dovrebbero occupare anche di questioni che non appartengono al loro comune. Ormai si sta perdendo il concetto della rappresentanza democratica. Tu cittadino, ti scegli chi ti deve rappresentare per ogni livello istituzionale, e a lui chiedi spiegazioni di quello che ha fatto nel suo mandato elettorale. A lui chiedi trasparenza e disponibilità nell'affrontare temi e problemi che ti riguardano e che riguardano il territorio in cui vivi, e chiedi delle risposte. Invece con questo nuovo processo amministrativo, si tende a fare perfettamente il contrario. I grandi poteri economici, come Unindustria (la più favorevole alla PaTreVe) detteranno, di fatto, le condizioni a lei più utili, nella gestione politica del nuovo ente e sicuramente con il solo scopo di produrre profitto per le aziende a lei associate. E' un pericolo che nessuno sta ponendo seriamente in considerazione e questo ci preoccupa.
Non pensiamo che chi vede il nostro territorio come fonte di guadagno, possa ad esempio considerarne anche un suo sviluppo equo e sostenibile.
Consideriamo ora anche l'aspetto della rappresentanza.
Noi abbiamo già delle Consorziate o Società gestite direttamente dai comuni. Un esempio è l'Ascopiave, che è una Holding che gestisce il gas e non solo per tutto il nostro territorio. La sua governance è in mano ai partiti maggiori, che nelle stanze chiuse, si dividono i membri del suo consiglio di amministrazione. Sfidiamo chiunque a conoscere i nomi di chi è seduto nella stanza dei bottoni di questa grande società. La cosa è semplice, perché essi sono nominati e non eletti e quindi il cittadino è escluso, di fatto, nella scelta, non ne è nemmeno a conoscenza della sua esistenza. Inoltre lo stesso non partecipa alla sua gestione in nessun modo, pur "subendone" le scelte.
Siamo preoccupati per l'estrema facilità con cui si tende ora ad affrontare un tema così delicato e importante che ci riguarda da vicino e che si chiama amministrazione del territorio. 
Non capiamo perché si continua a sottovalutare il problema della rappresentanza democratica nelle istituzioni, continuando a eliminare tutti i processi elettivi, trasformando gli enti territoriali, in sole rappresentanze di secondo livello. Dimenticandoci che così i cittadini saranno sempre più lontani, dalla " cosa pubblica" e si sentiranno estranei dalla vita poltica. Se poi questo è lo scopo, iniziamo seriamente a preoccuparci tutti quanti.
Infine, se si deve mandare a casa il malgoverno della Lega, è più coinvolgente e sicuramente più bello, farlo con i cittadini accanto, che pongono nelle tue mani la loro speranza di cambiamento. Senza dover usare " fantasiosi" processi di ingegneria istituzionale, in cui pochi o nessuno ne riesce a capire la loro utilità vera.


martedì 25 febbraio 2014

Presidente Renzi, a Treviso porti non solo parole, ma opere concrete, e giuste

 
L’intenzione del presidente del Consiglio di inaugurare il suo mandato visitando le scuole, e di partire da Treviso, è una buona intenzione alla quale ci auguriamo seguano i fatti.

Nella nostra provincia vi sono situazioni pesanti di difficoltà strutturali negli istituti secondari superiori. La contrazione delle risorse destinate alla Provincia, attraverso l’azzeramento dei trasferimenti statali e la strettoia del patto di stabilità sulla possibilità di spesa delle risorse disponibili, rende difficile, se non impossibile, intervenire adeguatamente su alcuni punti critici, quali gli istituti di Castelfranco, a partire dal liceo Giorgione e dall’alberghiero Maffioli, il liceo Berto a Mogliano, l’istituto Duca degli Abruzzi a Treviso, il Pittoni a Conegliano, l’alberghiero di Vittorio Veneto e molte altre realtà che soffrono di mancanza di spazi, di carenze strutturali e di degrado degli edifici. Almeno 20 milioni di Euro servirebbero subito per le situazioni più urgenti.

Gli istituti per la scuola dell’obbligo, di competenza dei comuni, subiscono le conseguenze del patto di stabilità e del taglio drastico dei trasferimenti agli enti locali. E i bandi attraverso i quali la Regione redistribuisce gli esigui stanziamenti statali, vengono spalmati in miriade di piccoli interventi anziché intervenire sui grossi interventi strutturali che possono realizzare un autentico salto di qualità nell’edilizia scolastica per i primi due cicli scolastici.

Esiste un problema generale di messa in sicurezza degli edifici scolastici, e un problema specifico di messa in sicurezza sismica che riguarda buona parte del territorio provinciale. Un piano per l’edilizia scolastica deve porsi oggi anche ambiziosi traguardi riguardo all’efficienza energetica degli edifici, fino alla loro autosufficienza, e contribuire così all’abbassamento della bolletta energetica nazionale e alla qualità dell’ambiente e dell’aria.

Perché un gesto simbolico non diventi l’ennesima promessa non mantenuta, bisogna che al gesto seguano scelte concrete con la messa a disposizione di adeguate risorse e con l’allentamento del patto di stabilità per gli enti locali. E che le risorse vengano distribuite secondo precise priorità di intervento, non lasciando che la mediazione regionale possa frazionare in troppi rivoli i pochi soldi disponibili ma finalizzando gli interventi secondo rigidi criteri di priorità.

L’investimento per la scuola non può riguardare solo i muri, ma deve comprendere chi lavora e studia dentro quelle mura. L’istituzione scuola deve diventare il motore e il perno di una nuova idea di società, che riveda le priorità che il paese si è dato in questi anni. Veniamo da anni nei quali ha dominato la logica dei tagli; il famoso taglio da 8 miliardi alla scuola operato allegramente dalla famigerata Gelmini è ancora tra noi vivo e vegeto. Ai docenti si è pure ventilata a inizio anno l’ipotesi di riduzione di una parte degli stipendi arretrati, rientrata attraverso un ulteriore taglio ai fondi di istituto. Il Presidente Renzi ha sostenuto in parlamento che non servono nuove risorse per i docenti ma un cambio di mentalità. Risulta però difficile non partire dal fatto che abbiamo il corpo docente più anziano d’età e più malpagato d’Europa. Bisogna consentire il pensionamento per far posto a docenti più giovani e porsi in generale il problema di un sottofinanziamento di tutti gli istituti della conoscenza, a partire dalla scuola pubblica, che non può continuare senza compromettere irrimediabilmente quella possibilità di contribuire decisamente all’uscita dalla crisi che a parole tutti facilmente riconoscono al mondo dei saperi.

Chiediamo inoltre al Presidente del Consiglio che assieme all’emergenza edilizia scolastica assuma l’emergenza relativa all’assetto idrogeologico del nostro paese. La nostra provincia ha subito in queste settimane allagamenti, frane, smottamenti: milioni di euro di danni. Ancora una volta mettendo a nudo tutta la fragilità di un territorio poco rispettato e deturpato nel corso degli anni da una politica scriteriatamente cementificatoria e poco rispettosa degli equilibri naturali. Prevenire costa meno che curare. Si predisponga un grande piano verde per la messa in sicurezza del territorio, con il quale dare lavoro e fare del bene all’ambiente, alla qualità della vita dei cittadini e alle casse pubbliche non più costrette ad aprirsi velocemente e ampiamente ad ogni ulteriore emergenza.

Sia per l’edilizia scolastica che per gli interventi a favore del territorio, chiediamo che si reperiscano risorse anche attraverso il taglio delle spese per armamenti, a cominciare dai famigerati F-35 ai vari sofisticati sistemi d’arma dai costi esorbitanti.

E infine, ma non per certo per ultimo, la drammatica crisi sociale ed economica nella quale non il caso malvagio ma precise scelte dei decisori europei e nazionali hanno avviluppato il nostro paese, trova un punto acuto di sofferenza in una delle aziende simbolo della nostra provincia come la Electrolux di Susegana. Siamo di fronte ad una vertenza paradigmatica, nella quale si era arrivati a mettere in contrapposizione il diritto al posto di lavoro e il diritto a ricevere un giusto (e basso) salario per quel lavoro; si era minacciato di delocalizzare in un altro paese europeo la produzione senza una disponibilità dei lavoratori a vedersi ridurre drasticamente il loro salario. La questione non è chiusa, e a essere chiamata in gioco deve essere la politica europea e la politica nazionale. La prima è praticamente inesistente, ed è auspicabile che dalle prossime elezioni europee emerga qualche segno tangibile della necessità di una dimensione politica e democratica della costruzione europea affinché non si tramuti definitivamente in incubo il sogno europeo. La politica nazionale non pare fino ad oggi aver dato le risposte necessarie per chiudere positivamente per i lavoratori la vertenza. Vista la sostituzione del ministro Zanonato con un ministro di chiare simpatie berlusconiane e liberiste ed esperta in pratiche di delocalizzazione, che non pare dare le migliori garanzie rispetto alla vertenza Electrolux, e visto che non ci pare che in Parlamento abbia nemmeno sfiorato la questione, è davvero il caso che il Presidente Renzi si faccia istruire in materia dagli operai per prendere coscienza della posta in gioco.

Serve al nostro paese una politica industriale, e interventi per frenare, e non incentivare, la corsa al ribasso sui diritti e sui salari dei lavoratori.

L’allentamento dei vincoli del patto di stabilità per gli enti locali potrebbe anche liberare delle risorse (peraltro già presenti nelle casse di molti Comuni) utili, se non necessarie, per un intervento a sostegno delle persone più deboli.  Un numero sempre maggiore di disoccupati o cassintegrati non sanno più come affrontare le spese quotidiane o saldare le fatture per le utenze domestiche, e i servizi sociali dei Comuni non hanno fondi per garantire un sussidio.  Una maggiore disponibilità di risorse potrebbe anche permettere ai nostri Comuni di progettare piani di intervento per affrontare l’emergenza abitativa, visto che anche nella nostra provincia di Treviso sono ormai centinaia le famiglie sotto sfratto per morosità incolpevole. 

 In questa situazione di crisi che indebolisce anche la coesione sociale, è anche importante che lo Stato favorisca e sostenga tutti quegli istituti giuridici che garantiscano alle famiglie maggiore unità, e alle persone maggiore senso di appartenenza rispetto alla comunità di cui fanno parte.  È in questa prospettiva che riteniamo che la tutela di tutte le coppie fondate su vincolo affettivo, attraverso una unione civile pubblicamente riconosciuta, così come l’accesso alla cittadinanza italiana per i ragazzi nati in Italia in virtù dello “ius soli”, non siano capricci non urgenti né prioritari, ma vere occasioni per creare un corpo sociale più coeso e per consolidare il senso di solidarietà e di corresponsabilità tra le persone.


Luca De Marco, coordinatore Federazione provinciale SEL
Marco Pedretti, coordinatore Circolo SEL Treviso
Forum provinciale SEL Saperi

giovedì 9 gennaio 2014

Il Piano Regionale delle Attività di Cave ( PRAC) un "affare" per i soliti cavatori, dopo 31 anni di attesa

Presentato oggi in Provincia  il nuovo PRAC.
Ci hanno messo veramente poco, solo più di 30 anni.....
 
Nel settore estrattivo, compito fondamentale della Regione è quello della pianificazione delle attività di cava attraverso lo strumento del Piano Regionale delle Attività di Cava (PRAC) previsto dall’art. 4 della L.R. 07.09.82, n. 44.
La Giunta Regionale, preso atto del fatto che la Regione non si è ancora formalmente dotata di un piano, con provvedimento n.882 del 21.06.11 ha disposto l’avvio delle attività per la formazione di una nuova proposta di PRAC.
Con deliberazione n. 2015 in data 4 novembre 2013 la Giunta Regionale ha quindi adottato il Piano Regionale delle Attività di Cava (PRAC), che regola le attività estrattive per i materiali sabbia e ghiaia, detrito e calcari per costruzioni, e avviato la fase di pubblicazione e di raccolta delle osservazioni

Quella dell'attività di cava è un problema che, nella provincia di Treviso, si intreccia con il grande tema del consumo del territorio.
In questi anni e decenni l'escavazione e il consumo di suolo hanno marciato e colpito assieme. L'intreccio tra le due questioni è esemplarmente rappresentato nel progetto, fortunamente tramontato, della mega cementificazione di Barcon di Vedelago. E' ancora vivo e presente nell'ipotesi di nuovo casello a Santa Lucia di Piave.
La questione delle cave è perciò già pesante e grave in sé, e inoltre si porta dietro una delle grandi questioni che stanno di fronte alla politica e alle amministrazioni trevigiane e venete, cioè il governo rispettoso e sostenibile del territorio.
Attorno alla questione della quantità e della localizzazione delle escavazione ci sta tutta una serie di altre questioni rilevanti da affrontare. E' mai possibile, ad esempio, che non si sia provveduto ancora ad aumentare l'indennizzo che chi escava deve versare al Comune nel cui territorio si trova la cava, fermo da anni a 0,62 Euro, laddove in alcune altre regioni è stato portato anni fa a 2,00 Euro ? E questo contributo è giusto che spetti solo al comune “ospitante” o una parte non dovrebbe andare alla Provincia per interventi sul più ampio raggio territoriale nel quale si riversano ovviamente le conseguenze dell'escavazione?
Per quanto riguarda le sanzioni, la nuova legge sull'attività di cava prevede che quanto viene corrisposto come sanzione per l'escavato non autorizzato sia pari a 6 volte il valore di mercato del materiale estratto senza autorizzazione o in eccedenza, cosa che dovrebbe consentire un effettivo potere deterrente delle stesse, mentre attualmente questo non avviene perché l'importo delle sanzioni è pari al valore di mercato, ma questo è fissato dalla Camera di Commercio che continua a certificare valori irrisori rispetto a quelli effettivi di mercato. 
La nuova legge prevede di demandare ai comuni il controllo sull'attività di cava. Si tratta di una barzelletta, quando mai un piccolo comune come ad esempio la bucherallata Vedelago è in grado di gestire la complessa macchina di controlli rispetto ad una attività come quella di cava ?
 La Provincia, alla quale competono oggi i controlli, ha personale dedicato e strumentazioni adeguate, ha investito risorse qualche anno fa per una campagna di controlli sulle cave a falda affiorante con ecoscandaglio su battello in collaborazione con l'Istituto Oceanografico per monitorare l'escavazione sotto falda, elevando poi sanzioni per oltre 700.000 euro. Smantellare tutto ciò per mettere i controlli in carico ai comuni significa di fatto rinunciare a controlli severi e seri.

giovedì 26 settembre 2013

I cervi sul Cansiglio non si abbattono, tentiamo di salvarli

Sono mesi che si continua a parlare del problema del numero elevato di cervi sul Cansiglio.
Le cifre  di questa specie animale che ci continuano ad essere annunciate con toni allarmistici sono assai imprecise: prima 1200 dopo 2000 ora 3200. 
E' molto curioso sapere che tutti i rappresentanti istituzionali del nostro territorio, Sindaci di quella zona compresi, continuano ad affermare in modo generico che sul Cansiglio vi sono troppi cervi e parlano di abbatterli in massa, quando poi, di recente, il Comandante delle Guardie Forestali  Regionale ha ufficialmente dichiarato che ancora nessun censimento preciso e scientifico sulla specie presente sull'altopiano trevigiano sia  stato ancora effettuato.
Addirittura un noto biologo che collabora anche con la Regione Veneto per la redazione del Piano Faunistico Venatorio ( quindi non proprio un animalista di parte), ha lanciato l'allarme di un  serio rischio estinzione della specie appartenente alla famiglia degli ungulati, proprio sul Cansiglio.
Onestamente, un comportamento corretto soprattutto nel pieno rispetto degli animali, sarebbe prima di tutto conoscere il loro numero esatto, poi valutare il reale impatto negativo e poi decidere quali provvedimenti si rendano necessari.
Non ti svegli al mattino e decidi di abbattere 400 animali in un anno, basandoti su degli avvistamenti di cacciatori o di semplici cittadini.
Tempo addietro, il Presidente della Provincia Muraro, aveva proposto un piano dettagliato per cercare di non uccidere questi animali, attraverso anche il loro trasporto verso altri luoghi idonei, dove poter far vivere  i cervi.
Sinceramente non sappiamo se quell'annuncio era solo un annuncio o corrispondeva a qualcosa di più concreto ed è per questo motivo che abbiamo deciso di chiedere una commissione che relazioni in modo dettagliato il Consiglio Provinciale nella quale siano invitati il Comandante del Corpo Forestale Veneto, il Comandante delle Guardie Venatorie Provinciale ed il Biologo Naturalista che collabora sempre con la Regione, insieme ai Sindaci interessati al problema. Su questa storia pensiamo che ci sia bisogno di maggiore chiarezza e soprattutto si debba affrontare il tema con grande professionalità sia scientifica che amministrativa.
Da parte nostra non nascondiamo una ferma contrarietà all'abbattimento di quegli splendidi animali e ci batteremo affinché sia almeno concessa  loro la possibilità di vivere serenamente.






martedì 10 settembre 2013

Il Consiglio Provinciale dice no alla discarica di Paese.

Ieri sera, il Consiglio Provinciale ha espresso parere negativo, secondo quanto previsto dall'articolo 16 della legge regionale 11/2010, fermando il progetto di ampliamento della discarica terra a Castagnole di Paese.
Questo progetto avrebbe previsto la costruzione di un impianto per la raccolta, lo stoccaggio e lo smaltimento di un rifiuto  speciale  : l'amianto.
Una decisione presa con il solo voto contrario del Consigliere di Forza Italia per il Veneto Mario Gabrielli.
Alla riunione del Consiglio Provinciale, erano presenti molti cittadini di Paese che da anni combattono contro questo progetto e che nel momento della votazione, hanno giustamente manifestato tutta loro soddisfazione con un grande applauso liberatorio.
Il progetto presentato dalla ditta Mosole è stato fin dall'inizio oggetto delle nostra convinta opposizione perché il luogo prescelto e cioè Paese è un territorio, già ampiamente " usato" e martoriato da un numero impressionate di discariche e cave ( circa 30).. In secondo luogo non rispettava il principio della "prossimità"di produzione del rifiuto, della sua raccolta e del  suo definitivo smaltimento. Un criterio su cui poi si basa il parere che viene espresso dal Consiglio Provinciale. Vogliamo sottolineare che esiste certamente la necessità di smaltire un rifiuto speciale e pericoloso come l'amianto, ma certamente il nostro territorio non può continuare ad essere oggetto di continue aperture di discariche e anche di eventuali impianti per i rifiuti speciali.
Da sottolineare che per i rifiuti come l'amianto,  vale la normativa per la libera circolazione della merci per tutta l'europa. Abbiamo quindi proposto di cercare dei siti già attivi a cui rivolgere l'attenzione per lo smaltimento , in quanto anche dalla relazione dell'Arpav, buona parte del rifiuto speciale non proveniva ne'dalla nostra Provincia e nemmeno dalla nostra Regione.
I cittadini di Paese hanno portato avanti questa lunga battaglia, anche attraverso la raccolta di migliaia di firme, che hanno certamente permesso non solo una maggiore sensibilizzazione sul problema, ma hanno permesso a tutti i consiglieri una maggiore e profonda riflessione sul delicato problema.
Alla fine questa lotta, a cui noi ci siamo ben volentieri affiancati fin dall'inizio della discussione del problema in provincia, è stata vinta.
Certo ora il problema esiste e sicuramente ci aspettiamo anche un eventuale ricorso al tar, da parte della ditta Mosole. Ma noi continueremo ad essere a fianco dei cittadini perché è giusto che prevalga la volontà ed il desiderio da parte degli abitanti di Paese, di vivere in un ambiente sano e con pochi o nulli pericoli per la salute. E non certamente il criterio opposto che spesso accade, ove gli abitanti di un territorio subiscono scelte a loro indigeste.
Ieri la Provincia di Treviso ha dimostrato di essere vicino alle esigenze del territorio.
Speriamo e ci auguriamo che questo avvenga sempre più spesso.

domenica 26 maggio 2013

La ex discarica di Zerman è un problema da risolvere subito

A seguito della nostra lettera all'Assessore all'Ambiente della Provincia, si iniziato a porre il problema del percolato abbondante prodotto dal sito, alla attenzione dei vari Enti preposti alla gestione dei  rifiuti urbani .
Sarà convocata a breve una commissione ad hoc, in merito alla situazione delle discariche post mortem, cioè tutti gli impianti che ormai hanno cessato di operare, ma che continuano a creare disagi e problemi che possono causare, dove si chiederà la presenza del consorzio che gestisce il sito, l'Arpav e la Regione Veneto.
La discarica di Zerman è una di quelle. Un vecchio impianto per la raccolta dei rifiuti urbani che, secondo i tecnici della provincia, è stato progettato male fino dall'inizio della sua utilizzazione.
Infatti è ben noto che ad ogni precipitazione atmosferica, la produzione di percolato è abbondante ed il liquido maleodorante e carico di sostanze organiche e non, tende ad accumularsi nei pozzi accanto al sito.
Siamo preoccupati anche per le falde acquifere che per il momento secondo le analisi prodotte sino ad ora dall'Arpav, hanno dato un esito soddisfacente sulla qualità delle acque, ma non sappiamo che se con gli anni e se nessuno non si preoccupa di elaborare un progetto per risolvere il problema del percolato che trasuda dalle protezioni, si possono anche inquinare.
Per questo motivo, abbiamo anche chiesto alla Provincia, di richiedere alla Regione Veneto di predisporre per il futuro delle nuove analisi, che possano ancora dimostrare la buona qualità della acqua che tutti i cittadini di Mogliano Veneto usano.
Insomma il problema c'è e deve essere risolto al più presto e non rimandato continuamente. 


domenica 12 maggio 2013

Caso Mestrinaro: Quando la buona politica si dimostra vicina ai cittadini



In seguito alla convocazione dello scorso 24 Aprile della  IV ° commissione permanente-sezione ambiente, che prevedeva al secondo punto  dell'Ordine del Giorno una relazione  sul caso della ditta Mestrinaro S.p.A. di Zero Branco, da noi richiesta insieme agli altri gruppi di opposizione consiliare, dalla Provincia arrivano buone notizie per i cittadini di Zero Branco.
Infatti, l’assessore all’ambiente, dott. Alberto Villanova, ha inoltrato comunicazione ufficiale al direttore del Dipartimento dell’Arpav per chiedere ufficialmente di procedere sui corsi d’acqua presenti nelle vicinanze della sede dell’azienda zerotina,  con la analisi e gli accertamenti più indicati,  dove si potrebbero riscontrare gli effetti di eventuali sversamenti di reflui e/o ricadute di polveri causati dall’attività stessa. Inoltre, l’assessore chiede che l’Arpav proceda al campionamento di acqua dai pozzi delle abitazioni vicine per sottoporli alle rituali verifiche analitiche.
Ricordiamo, infatti, come il nostro gruppo consiliare nel corso della suddetta commissione, richiese sul caso,  una ferma e decisa presa di posizione della giunta provinciale e del suo Presidente, e soprattutto azioni concrete per dimostrare ai cittadini la vicinanza dell’ente Provincia, alle loro legittime preoccupazioni  di eventuali ricadute negative sulla salute delle persone e sull’ambiente, in conseguenza delle attività potenzialmente impattanti della azienda Mestrinaro.
Consideriamo perciò questa richiesta dell’assessore, un importante traguardo raggiunto dal nostro gruppo consiliare, sempre propositivo per promuovere una buona politica che si dimostri nelle sue parole e azioni sempre al fianco dei cittadini e delle loro battaglie per la tutela del territorio.

sabato 11 maggio 2013

I liquami maleodoranti di Zerman


La situazione ambientale  degli abitanti di Zerman sta diventando insopportabile.
Una immensa quantità di rifiuti urbani che ormai,   a causa delle abbondanti piogge di questi giorni, sta producendo una grande quantità di percolato , il liquido che si origina dalla grande infiltrazione di acqua nella enorme massa di rifiuti urbani presenti nella ex discarica di Via Croce.
La normativa prevede che questo liquido carico di inquinanti organici ed inorganici maleodoranti , venga subito trattato nel luogo o trasportato in altri impianti debitamente autorizzati al relativo smaltimento.
A questo proposito, lunedì presenteremo una richiesta alla Provincia di Treviso per chiedere immediatamente al Consorzio Priula di provvedere a bonificare il luogo della discarica .
Inoltre chiederemo ufficialmente all'Assessore dell'Ambiente della Provincia  di inviare richiesta formale all' Arpav di iniziare una serie di analisi dell'aria e delle falde acquifere nel luogo. 
Ci appare assai scandaloso che ultimamente, in quasi ogni luogo oggetto di trattamento di rifiuti , vi debba essere sempre una segnalazione di qualche irregolarità oggetto anche di giuste preoccupazioni da parte dei cittadini che a loro malgrado devono sempre subire le scelte di altri.
Certamente i rifiuti che si producono devono essere raccolti , ma chiediamo che il loro trattamento completo debba avvenire sempre nella totale rispetto della salute dei cittadini.
Siamo per una politica indirizzata verso ZERO RIFIUTI.
Infatti, come Gruppo Consiliare Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà , appoggiamo la Campagna Nazionale " Campagna Legge Rifiuti Zero " dove tra l'altro si propone di :  promuovere e incentivare anche economicamente una corretta filiera di trattamento    dei materiali post-utilizzo,  spostare risorse dallo smaltimento e dall’incenerimento verso la riduzione, il riuso e il riciclo, contrastare il ricorso crescente alle pratiche di smaltimento dei rifiuti distruttive dei materiali,  ridurre progressivamente il conferimento in discarica e l'incenerimento, sancire il principio “chi inquina paga” prevedendo la responsabilità civile e penale  per il reato di danno ambientale,  ed infine dettare le norme che regolano l'accesso dei cittadini all'informazione e alla partecipazione in materia di rifiuti.

mercoledì 8 maggio 2013

Paese e l'amianto, un progetto da non approvare


Il nuovo progetto della discarica localizzata a Paese in locaita' " Castagnole " di proprietà della Società Mosole  è oggetto in questi giorni del parere da parte della Provincia, secondo quanto previsto dall'art.16, comma 2 della Legge Regionale 11/2010.La settimana scorsa durante la Commissione Ambiente,  vi è stata l'audizione dei responsabili del progetto nonché dei proprietari . Da parte loro si è espressa la volontà di riclassificare l'impianto già esistente, iniziando l'attività del trattamento totale di amianto, prevedendo che una parte consistente della discarica presente, sia destinata al trattamento di rifiuto speciale e molto  pericoloso.
Vogliamo ricordare che nel comune di Paese sono già presenti  un numero di cave e discariche adibite a raccogliere rifiuti che arriva quasi a trenta. 
Abbiamo immediatamente posto alla attenzione della Giunta e del Consiglio Provinciale che ci appare alquanto strana come coincidenza , che questa richiesta al trattamento di rifiuti speciali , arrivi proprio a ridosso della approvazione finale del Piano Regionale dei Rifiuti . In questo piano  è prevista la possibilità di solo due impianti per lo smaltimento totale dell'amianto  in tutto il Veneto 
Considerando  che, il territorio di Paese è ormai saturo di impianti per rifiuti speciali  a livello provinciale , pensiamo che vi sia  più di un valido e convincente  motivo per procedere con un deciso no al nuovo progetto.
Nella prossima riunione della Commissione Ambiente , verrà ascoltata la cittadinanza di Paese che già oggi era presente numerosa , perché contraria a questo impianto di smaltimento definitivo di rifiuti da costruzione e demolizione contenenti amianto.
Non possiamo che appoggiare la loro posizione di estrema preoccupazione per la salute e per il loro ambiente dove vivono  ogni giorno. 

domenica 28 aprile 2013

No alla discarica di Casale sul Sile


Ribadiamo un nostro no deciso alla apertura della discarica di Casale sul Sile, un  no  già espresso in Consiglio Provinciale nel luglio 2012, con il voto unanime di tutti i consiglieri.
Una decisione della Provincia di Treviso prevista  dalla legge Regionale n.11/2010  e che all’art 16 recita : “non possono essere rilasciati provvedimenti di approvazione dei progetti di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, né concesse autorizzazioni all’esercizio di nuovi impianti di smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, in assenza di una deliberazione del consiglio provinciale competente per il territorio”. La legge regionale prevede che debba esserci il parere del Consiglio Provinciale come necessario e vincolante per poter autorizzare nuove discariche per rifiuti speciali sul nostro territorio. Il criterio si basa  sulla “Indispensabilità” di impianti nuovi, e per capire se lo sono veramente è necessario capire se l’impianto proposto sia indispensabile.
Sempre secondo questo articolo, la Giunta Regionale del Veneto effettua tramite l’Osservatorio rifiuti dell’ARPAV Regionale, una serie di studi e valutazioni tecniche che aiutano a decidere sul criterio principale che permette il rilascio di nuove autorizzazione per nuovi impianti di smaltimento o recupero pericolosi o non (discariche ed inceneritori).
Nella relazione dell’ARPAV che ci è pervenuta al momento della discussione sul nuovo impianto di discarica per Casale sul Sile, risulta tra l’altro che il ricorso a nuove discariche è ormai relegato ad un ruolo marginale, dato che a causa della sfavorevole congiuntura economica si è ridotta la quantità di rifiuti prodotta,  e  che viene privilegiato il recupero rispetto allo smaltimento. 
La relazione indica  anche che negli ultimi anni nelle discariche per rifiuti non pericolosi (escludendo quelle per il materiale edile) i rifiuti avviati sono stati 850 mila tonnellate (anno 2009), inferiore al limite di 1 milione di tonnellate di rifiuti per anno (quantitativo previsto).
Dall’altra parte il volume approvato di oltre 7 milioni di metri cubi di rifiuti non pericolosi che corrispondono ad oltre 8 milioni di tonnellate, sulla base delle discariche già presenti e regolarmente approvate, fa sì che esse possano  far fronte per altri cinque anni allo smaltimento dei rifiuti presenti nella zona.
Da qui la decisione del Consiglio Provinciale, con il voto favorevole di tutti i consiglieri della commissione, di non dare l’autorizzazione alla discarica di Casale sul Sile.
A questo punto chiediamo che la Provincia ricorra al Tar rispetto alla decisione presa nella Commissione VIA regionale.  Una decisione   che  rigettiamo con forza anche perché  nasce solo da puri aspetti di guadagno della ditta, e non da reali esigenze di smaltimento dei rifiuti, come già evidenziato nella relazione dell' ARPAV presentata un anno fa. 
Ci appare alquanto strano il mancato voto contrario della Provincia di Treviso durante la riunione della Commissione per il rilascio dell'autorizzazione, perché appare anche non in linea  con la  volontà espressa dal Consiglio Provinciale nel luglio 2012. 
Nel nostro territorio non servono altre discariche, anzi si dovrebbe procedere con maggiori controlli su quelle già presenti, per evitare situazioni assai pericolose per la salute dei cittadini trevigiani come è accaduto per l'impianto presente nella cittadina di Zero Branco (caso Mestrinaro), ove addirittura non si trattavano regolarmente rifiuti pericolosi. Infatti vi è sul triste caso, anche una indagine della Procura di Venezia
Le circa 310 mila tonnellate  di  rifiuti male odoranti   della discarica di Casale sul Sile, inseriti in un polmone verde, insieme al continuo passaggio di autocarri all'interno delle strade cittadine, ci sembrano veramente troppo da poter sopportare anche per i cittadini più pazienti.

giovedì 25 aprile 2013

Caso Mestrinaro: La provincia si mostri vicina ai cittadini di Zero Branco.



Oggi si è tenuta in Provincia la convocazione della  IV ° commissione permanente-sezione ambiente, che prevedeva al secondo punto  dell'Ordine del Giorno una relazione sul caso della ditta Mestrinaro S.p.A. di Zero Branco, da noi richiesta insieme agli altri gruppi di opposizione consiliare .
Il Centro di recupero di rifiuti inerti con il loro relativo riutilizzo , è stato negativamente protagonista delle recenti cronache locali a causa di un’ indagine da parte della magistratura veneziana. L’indagine riguarda il presunto uso di sostanze nocive e di rifiuti inquinanti, che, sempre secondo i magistrati veneziani, sarebbero stati usati illecitamente per essere miscelati assieme a calce e cemento per produrre il “ Rilcem” , composto veduto e  usato per creare sottofondi stradali. Tra le opere sospettate di essere state realizzate con l’uso del “Rilcem” contaminato, figurano tra le altre il tratto della nuova terza corsia dell’A4, all’altezza del casello di Roncade, e il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo di Venezia per un totale di circa 38 mila tonnellate di prodotto. L’indagine ha causato il sequestro preventivo da parte dei carabinieri del Noe di 12 mila metri quadrati dell’impianto di recupero della Mestrinaro contestualmente a capanni e attrezzi e circa 4 mila metri cubi di rifiuti. L’azienda, è inoltre, da molto tempo al centro di una disputa con il Comune e con i cittadini, per la richiesta della stessa azienda di avviare l’attività di un impianto di recupero e trattamento di rifiuti pericolosi, proprio nel bel mezzo dell’abitato della zona dove l’azienda ha sede, cioè in  località Bertoneria.
La nostra posizione è quella prima di tutto di essere contrari alla richiesta effettuata alla Regione Veneto della ditta di Zero Branco ,di procedere con un suo ampliamento della attività di recupero e stoccaggio di rifiuti pericolosi . Sottolineando la gravità nel comportamento non proprio trasparente e forse anche illegale dei responsabili della Mestrinaro S.p.A. , oggetto di denuncia e relativa indagine da parte della Magistratura .A tal proposito alla Giunta provinciale e al presidente Muraro , chiediamo di pronunciarsi pubblicamente in una chiara e inequivocabile risposta politica sull’argomento, al fine di esprimere la massima vicinanza e la giusta sensibilità alle legittime preoccupazioni della popolazione locale, dovute alle possibili contaminazioni ambientali che la presunta attività illecita della Mestrinaro potrebbe aver causato al territorio, soprattutto alle falde acquifere da cui i pozzi delle abitazioni prelevano l’acqua per gli usi domestici, dato che nella zona non esiste l’acquedotto. In tal senso è stata richiesta una supplementare analisi delle falde acquifere intorno alla ditta Mestrinaro, da parte dell’Arpav. Inoltre è stato fatto notare come si deve tener presente il comportamento della azienda stessa nei confronti dei circa 90 dipendenti, usati più volte come “scudi umani”, minacciati di cassa integrazione e licenziamenti collettivi; strategia volta a sollecitare nell’opinione pubblica un atteggiamento pro-Mestrinaro,  al fine di legittimare  la volontà dell’azienda  zerotina di avviare a tutti i costi l’attività di trattamento dei rifiuti speciali, vista come unica salvezza alla propria capacità occupazionale.
Abbiamo anche posto una domanda specifica se in qualche lavoro stradale effettuato dalla provincia , fosse stato mai usato il " Rilcem " . A tale domanda sia il Dirigente responsabile ed anche il dott. Rapicavoli hanno risposto che mai l'ente ha utilizzato materiali provenienti dalla Mestrinaro .
L'Assessore all'ambiente si è reso disponibile ad aggiornare il Consiglio sulle future vicende .Da parte nostra vigileremo e solleciteremo perché la provincia sia sempre propositiva nella vicenda, contribuendo a cercare soluzioni che tutelino i cittadini e l’ambiente di Zero Branco.