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martedì 9 dicembre 2014

La salute dei cittadini prima dell'ampliamento dell'aeroporto " Antonio Canova "di Treviso





Di seguito il testo dell'interpellanza presentata oggi in Provincia, in merito al controllo della qualità ambientale, e le sue possibili ricadute sulla salute dei cittadini trevigiani a causa dall'ampliamento dello scalo aeroportuale trevigiano.





Al Presidente della Provincia di Treviso


Interpellanza (art. 55 Regolamento Consiglio Provinciale)

PREMESSO CHE :

L’aeroporto Canova di Treviso, fin da quando sono stati avviati i lavori per il suo ampliamento, è stato oggetto di numerose prese di posizioni, da parte di comitati di cittadini, esponenti politici e stampa locale, in merito al suo forte impatto ambientale nel nostro territorio e in particolare sui 
Comuni di Quinto e di Treviso e che mostravano una forte e crescente preoccupazione in merito all’aumento costante del numero dei voli e dei passeggeri in transito.

Di recente è stato presentato uno studio promosso dall’ISDE (International Society of Doctors for Environment), dal nome “ Trasporto Aereo, impatto atmosferico e impatto acustico come determinante di danno ambientale e di malattie”.

In questo studio sono rilevati molti degli effetti negativi sulla salute dei cittadini, generati dal traffico aereo, soprattutto nei dintorni delle aree oggetto di attività aeroportuali.

CONSIDERATO CHE:

La nostra Costituzione all’art. 32 sancisce come diritto fondamentale, la salute dei cittadini e ne indica come prioritaria la sua tutela come vero e primario interesse dell’intera collettività.

Il progetto di ampliamento dell’aeroporto Canova di Treviso, già ampiamente esposto attraverso un master plan che prevede un forte ampliamento delle attività, sia da un punto di vista urbanistico e sia e soprattutto in un deciso aumento del numero dei voli giornalieri, puntando a triplicare e/o forse quadruplicare, quelli già presenti.

Un progetto di ampliamento il cui impatto di natura ambientale a carico dei cittadini  non può  e non deve essere assolutamente trascurato, vista l’estrema vicinanza delle città di Treviso e di Quinto di Treviso, allo scalo aeroportuale.

Tutto ciò, considerato anche che tale progetto è stato più volte rigettato dalla Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVIA) del Ministero dell'Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), con pareri negativi quasi unanimi.

Il sottoscritto Consigliere Provinciale

CHIEDE:

All’Amministrazione provinciale di divulgare i dati a oggi della qualità dell’aria e l'impatto acustico coinvolgendo la locale ARPAV e di farsi promotrice di uno studio su quanto potrebbe aumentare l’inquinamento della zona interessata intorno allo aeroporto, sulla base dell’ipotesi di aumento del numero dei voli del Canova, come indicato anche nel suo master plan.

Che quest’Amministrazione persegua lo scopo primario di preservare la salute dei cittadini trevigiani, rispetto ai soli interessi di natura economica, cercando di attuare tutte le azioni possibili tra cui una  collaborazione  con ARPAV e i comuni interessati, divulgando periodicamente i dati sull'inquinamento dell'aria e acustico, provocato dall'aeroporto Canova di Treviso.


Il Consigliere Provinciale
Luigi Amendola

Treviso, 9 dicembre 2014

giovedì 7 agosto 2014

La cura del territorio è il miglior modo per amarlo


Abbiamo sempre e da anni gridato ai 4 venti, con prese di posizioni ufficiali, ordini del giorno, interrogazioni e interpellanze , che il nostro territorio è un luogo fragile, e molto, da un punto di vista idrogeologico. Lo abbiamo scritto in ogni dove che un abuso del nostro suolo, delle nostre colline, a favore di uno sviluppo spesso incontrollato, poteva rendere la Marca trevigiana, ancora più debole, fragile e indifesa.
La triste tragedia di Molinetto della Croda nel Comune di Refrontolo, ci ha tutti quanti risvegliati bruscamente sul tema del rischio idraulico e di ciò che in pratica la natura può causare quando è " violentata". La natura si è ripresa purtroppo la sua triste rivincita nei confronti dell'uomo che non la rispetta.
Ma ora basta. Basta frasi di circostanze, basta parole al vento. E' arrivato il momento di agire veramente. Cambiare prima di tutto il pensiero che il territorio possa ancora subire delle ferite profonde e che sia capace di sopportarle. Non è così. I nostri luoghi ci stanno chiedendo di essere rispettati, amati e curati. Ci stanno dicendo di smetterla con il loro consumo, ci stanno quasi implorando di cessare la devastazione, ci stanno indicando che l'unica via da seguire è quella di ascoltarli profondamente.
Sono anni che proponiamo che la messa in sicurezza idrogeologica è la più urgente delle opere pubbliche da effettuare. Ed è arrivato il momento di attuarla concretamente.
Di piani come metterla in atto, ne siamo fin troppo pieni, di regole su come attuare un buon rispetto del territorio ne abbiamo a decine. Ora è arrivato il momento di applicarle e di iniziare seriamente con la vera prevenzione e con interventi idrogeologici  concreti da effettuare per mettere realmente in sicurezza tutto il territorio della nostra provincia.
Chiediamo che ci governa e ci amministra si metta la mano non solo sugli occhi per asciugarsi le lacrime, ma che si sieda e pensi seriamente ad investire ingenti risorse per mettere in sicurezza tutti i nostri luoghi che ormai hanno sofferto per la loro incuria.
Quando sentiamo  dire che per "essere" vicini alla nostra provincia lo devi dimostrare  attraverso una appartenenza di nascita o di antica provenienza, questo  ci rende  increduli, quando poi chi  ci amministra da anni e anche a ogni livello , non ha mai battuto ciglio, se intere aree agricole venivano inghiottite dal cemento, o intere colline venivano dedicate non al paesaggio, ma alla coltura intensiva, o dove pianure, si regalavano al cemento autostradale o intere aree venivano bucate come delle groviere, per essere destinate a immense cave.
Noi crediamo che per essere trevigiani veramente, non solo si deve conoscere ogni luogo, ma soprattutto, nel momento in cui si vuole intervenire , si deve usare  una mano delicata nel territorio, un tocco dolce e rispettoso, senza mai abusare della sua morfologia, senza mai cambiare profondamente il suo aspetto naturale. Essere vicini per noi alla Marca trevigiana significa soprattutto rispettarla e curarla profondamente.


mercoledì 16 luglio 2014

Un PAT per il comune di Conegliano per impedire una nuova bretella di Parè







Alla commissione provinciale convocata per visitare i cantieri della bretella di Parè abbiamo assistito ad una dettagliata spiegazione delle ragioni per cui proprio quel progetto è stato scelto tra altri e dei vari problemi che l’azienda si è trovata a gestire e risolvere. Le scelte attuate, da un punto di vista aziendale, si mostrano molto puntuali e oculate:
-pagamento delle indennità per gli espropri
-delega ai cittadini proprietari di terreni tagliati dalla bretella delle spese di gestione dei sottopassi
-spostamento di una tubazione del metano di importanza nazionale in diversa locazione
-assistenza di archeologi negli scavi
-progettazione di un sistema drenante per impedire che in caso di piogge la bretella si trasformi in una diga e inondi l’area tra il fiume Crevada e la strada
Sono stati esposti anche i vantaggi che deriverebbero dalla creazione della bretella, cioè canalizzare verso altre strade il traffico pesante che al momento passa nelle vicinanze dei centri residenziali e togliere il traffico di passaggio dal popoloso quartiere di Parè.
È quindi tutto oro quello che luccica? Certamente no. Di svantaggi e di problemi ce ne sono fin troppi.
Certamente non è possibile una messa in sicurezza totale del territorio per essere certi che il rischio “diga” non si venga a creare, a causa della permeabilità del terreno, delle forti piogge che caratterizzano il territorio e che hanno allagato per mesi gli stessi cantieri della bretella, e del rischio costante di inondazioni da parte del fiume Crevada che, per stessa ammissione degli esperti, non gode di ottima manutenzione né da parte delle autorità né da parte dei privati.
La soluzione di pompe e drenaggi sembra essere più che altro una soluzione a posteriori, la classica toppa che si è costretti a mettere perché si è voluto a tutti i costi costruire su un terreno non adatto. Senza dubbio è una soluzione che implica spese elevate e prolungate nel tempo a carico della comunità o del privato.
Un altro punto problematico è la questione degli scavi archeologici. La bretella è rialzata per circa 4 metri e per i lavori si andrà solo per circa 1 metro e mezzo a scavare sotto terra. Man mano che vengono trovati resti  di possibile valore archeologico viene chiamato il team di esperti tenuto a controllare e valutare quella zona in particolare.
L’area viene considerata di medio interesse archeologico, ma non è detto che scavando più in profondità  non si trovi qualcosa, un qualcosa che potrebbe ridare slancio al turismo culturale nella nostra area. Ovviamente però gli scavi al momento avvengono solo nella prospettiva della bretella, per essere certi “di non causare danni” nel caso ci fosse davvero qualcosa. Se nel futuro si volessero svolgere però degli scavi più seri, cosa sarà necessario fare? Distruggere la strada e tutto l’edificabile circostante?
Quello è infatti un altro punto caldo della questione. L’area dove si sta costruendo la bretella era una delle poche aree verdi rimaste nella zona, un’area che offre un attimo di respiro tra l’agglomerato urbano del coneglianese e quello successivo. La creazione di una strada che prevede, in base al progetto, di deviare buona parte del traffico stradale, non può che attirare tutti quei grandi proprietari di catene di negozi che vedono nella zona un’ampia area da sfruttare per creare grandi magazzini e cementificare in generale.
Senza contare che il progetto conta di essere un primo passo per poi connettere i tratti della bretella con il tratto autostradale dell’A27 creando ancora più cementificazione in un’area già pesantemente segnata. Anche se poi mancano sia i soldi che il progetto per completare il disegno complessivo.
C’era davvero bisogno, in un periodo di crisi, di smaltire tutto quel traffico tra zone industriali e residenziali che si vanno svuotando, e costruendo nuove strade che sacrificano risorse e paesaggio, solo perché non si sanno sfruttare al meglio quelle già esistenti? Certamente no. Era necessario spostare un tubo del gas a livello nazionale vicino all’argine di un fiume i cui livelli d’acqua sono spesso fin troppo elevati? Senz’altro è una scommessa rischiosa.
Si può fare qualcosa per impedire i lavori? Ormai no. Ciò che si può analizzare, però, è perché tutto ciò è stato possibile, capire cioè, come si sia potuto dare il via a questi lavori senza prima una valutazione attenta del territorio nella sua totalità, dei pro e dei contro anche da parte dei cittadini e delle autorità al di fuori delle comunali. Molti cittadini che non la volevano non hanno avuto l’occasione di poter dire la loro o di essere effettivamente ascoltati e, paradossalmente, poco da dire sul nuovo assetto del territorio che si andrà a creare hanno potuto anche Provincia e Regione.
Il nucleo del problema è infatti la mancata adozione del PAT (Piano Assetto del Territorio) da parte del comune di Conegliano. Il PAT non solo permetterebbe ai cittadini di essere chiamati in causa su questione che riguardino i cambiamenti al piano regolatore ma permetterebbe anche alla provincia e alle regioni di verificare il rispetto di alcuni criteri e obblighi di sviluppo sostenibile fissati dai piani sovracomunali. Sfruttando invece le normative precedenti relative ai piani regolatori vecchio stile, i panni vengono “lavati in casa” dal singolo comune, senza che ci sia la necessità per esso di sottoporsi a vincoli esterni e controlli ulteriori da parte degli enti provinciali e regionali. Ad esempio, il piano urbanistico provinciale (PTCP) prevede che non si possano creare nuovi centri commerciali in zone libere, ma solo riutilizzando aree dismesse, cioè già cementificate. Il Comune di Conegliano ha invece attuato una variante al PRG per consentire l’edificazione a fianco della nuova bretella di un centro commerciale e di un distributore di carburanti, attraverso un accordo con le società proprietari dei terreni circostanti. Su questo aspetto il Circolo SEL di Conegliano aveva a suo tempo presentato le proprie osservazioni al Comune.

Sinistra Ecologia Libertà
Circolo di  Conegliano

mercoledì 9 aprile 2014

Villa Albrizzi Franchetti è un bene comune




E’ primavera e tante cittadine e cittadine approfittano delle belle giornate per visitare e godere delle bellezze naturali e artistiche delle quali il nostro territorio è fortunatamente ricco. Ma alcune realtà restano inspiegabilmente chiuse, quando invece potrebbero essere elementi di qualificazione e attrattività del territorio. Basta passare per il Terraglio per rendersene tristemente conto e vedere come sta messo un complesso che per la sua importanza storica, artistica e naturalistica, è un patrimonio di tutti  e come tale dovrebbe essere gestito e custodito. Quello di Villa Albrizzi- Franchetti.
Perché Villa Albrizzi-Franchetti non è aperta al pubblico ? Perché un compendio ricco di storia e di bellezza, di proprietà pubblica, deve essere sottratto alla fruizione della cittadinanza ?  Il complesso della villa, che sorge a Trovaso di Preganziol affacciandosi sulla statale, appare invece in stato di abbandono. Una luminaria con la stella cometa fa bella mostra di sé nella facciata di uno degli edifici, la vegetazione pare destinata a mangiarsi la vista delle splendide architetture della villa e delle due barchesse, non si sa se venga garantita la necessaria manutenzione per evitare un progressivo degrado delle strutture e delle opere d’arte che vi sono contenute.
E a che punto siamo con il progetto di portarvi lì una sede universitaria specializzata in moda e design e di creare un polo culturale di valenza interprovinciale, come promesso da Provincia e Fondazione Cassamarca quando, oltre tre anni fa, venne stipulato un protocollo di intesa con il quale la Provincia, che è proprietaria dal ’71 della villa, concedeva il complesso in concessione a Cassamarca per trent’anni, in cambio dell’impegno ad aprire entro 5 anni dall’accordo una sede universitaria ?
Sinistra Ecologia Libertà, tramite una interrogazione sarà presentata oggi in Provincia e rivolta al presidente Muraro, intende fare chiarezza su queste questioni e porre il tema di una eventuale revoca della concessione, laddove si verifichi che Fondazione Cassamarca ha cambiato idea sulla sede universitaria, o non sia in grado di garantire la corretta manutenzione e la fruizione pubblica del complesso per le quali si era impegnata.
Sentiamo dire fin troppo spesso che la vera ricchezza dell’Italia è il suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Aggiungiamo che questa ricchezza esiste grazie alla cura e alla tradizione conservativa del nostro paese, e che sono oggi a rischio. Quella cultura della conservazione pubblica che chiediamo alla Provincia di dimostrare riguardo a Villa Franchetti, bene comune dei trevigiani e dell'Italia.

ecco il testo dell'interrogazione:
http://www.provincia.treviso.it/Engine/RAServeFile.php/f/Consiglieri/0000_000000000000416_2014_0038087_000.pdf

venerdì 21 febbraio 2014

Ordine del giorno urgente su cittadini e territorio colpiti dal maltempo


A seguito del maltempo che aveva colpito nei giorni scorsi il nostro territorio, avevamo già presentato una interrogazione per conoscere le azioni che la Provincia aveva messo in atto nel passato, per quanto attiene la prevenzione del rischio idrogeologico http://www.provincia.treviso.it/Engine/RAServeFile.php/f/Consiglieri/0000_000000000000362_2014_0015699_000.pdf.
Abbiamo  visitato, in settimana, con le commissioni consiliari ambiente e protezione civile, alcuni luoghi che hanno subìto gravi danni, come Il Piave (oggetto di larghe erosioni dei suoi argini ) e le zone limitrofe come Mareno e Maserada (presenza di fenomeni di  ingrossamento della falde acquifere ) che hanno provocato l'allagamento di numerose abitazioni.
Qui molti cittadini  sono stati assistiti durante l'emergenza dalla protezione civile, esercito e croce rossa. In alcuni casi, sono state evacuate anche delle famiglie per la gravità della situazione.
Il Piave ( con gli argini erosi)
Ieri invece è stata la volta del vittoriese, dove sono presenti numerose  frane e smottamenti che hanno anche invaso alcune strade, non permettendo la libera circolazione degli autoveicoli. Anche lì sono state evacuate delle famiglie, in quanto le abitazioni sono a rischio. Inoltre alcune attività commerciali hanno dovuto chiudere, a causa dell'evidente vicinanza al fenomeno di smottamento, di larghe parti di territorio.
Frana in Via Val del Mar a Vittorio Veneto
A questo punto, insieme a tutte le opposizioni presenti in Provincia, abbiamo deciso che presenteremo un odg urgente che verrà posto in discussione e votazione nel Consiglio Provinciale di lunedì prossimo.
In questa nostra richiesta viene indicata l'assoluta necessità di intervenire in aiuto alle popolazioni ed al territorio colpiti dal maltempo.
Chiediamo una urgente attivazione da parte sia della Regione che del Governo, per trovare le risorse economiche necessarie per affrontare e risolvere i danni ingenti subiti. Particolare attenzione è stata da noi posta nel poter usufruire di risorse economiche per la prevenzione del rischio idrogeologico  e la relativa messa in sicurezza del nostro territorio.
Una indicazione che riteniamo importante, per evitare che nel futuro si possano evitare danni e disagi, come quelli avvenuti da poco.
Vogliamo ricordare che nel nostro paese si continua ad investire poco nella sicurezza dei territori, anche se sarebbe enormemente più intelligente intervenire sulla prevenzione del rischio idrogeologico e la cura del suolo.  Infatti negli ultimi anni si è spesa una cifra di quasi 4 volte superiore solo per riparare i danni da fenomeni atmosferici.
Certo, sapere che riusciamo a spendere ancora quasi 70 milioni di euro al giorno in spese militari, mentre si riescono a trovare con enorme difficoltà i soldi necessari per affrontare un tema così delicato che se non affrontato pone a rischio anche l’incolumità dei cittadini, è molto imbarazzante. Gli ultimi governi che si sono succeduti, e anche la Regione Veneto, dovrebbero invece pensare di più al territorio dove tutti noi viviamo.
Vogliamo sottolineare che tra le cause dei fenomeni di allagamento di vaste aree del trevigiano vi è anche il massiccio consumo di terreno agricolo, preferito al cemento. Solo negli ultimi anni un’ area di preziosa terra da coltivare grande come i comuni di Treviso e Castelfranco Veneto insieme, è stata letteralmente “mangiata” dal cemento in tutta la nostra provincia.
In questo modo l'acqua riesce sempre con maggiore difficoltà ad essere assorbita in quanto non trova che costruzioni o altro sul suo percorso. Insomma continuiamo a pensare che,( anche se da tempo avevamo sottolineato come una delle priorità da affrontare subito il rischio idrogeologico attraverso la presentazione di ordini del giorno, interrogazioni e richieste di commissioni), la relativa messa in sicurezza del territorio appare per il momento un tema che poco riesce a tener banco, in chi ci governa.
Anche il Capo della Protezione Civile Gabrielli, ha indicato la via della non edificazione per i prossimi dieci anni, come uno dei modi per prevenire i danni causati dal maltempo. Ma da noi tra prossimi piani casa, grandi opere viarie e non, questo consiglio non sarà sicuramente ascoltato.



giovedì 5 dicembre 2013

No alla cartiera Rotocart a Castelfranco Veneto

La Provincia di Treviso ha approvato qualche giorno fa, la trasformazione di una grande area industriale in via Sile a Castelfranco. 

Una variante urbanista  proposta e già avallata dalla Giunta Dussin .Questo terreno della dimensione di 120 mila mq verrà  messo all’asta, secondo quanto dichiarato dal Sindaco della città della castellana, al miglior offerente privato.

Secondo noi questo atto amministrativo è l’inizio per il possibile insediamento del vecchio progetto relativo alla Rotacart .

Vogliamo ricordare che l’insediamento Rotocart è uno stabilimento di circa 700 mila metri cubi ed essendo anche una cartiera, può avere anche dei ritorni negativi per quanto rigurda la salute dei cittadini ( fumi e polveri  nell'aria).

Inoltre il progetto della cartiera prevedeva anche una escavazione di molti metri nel terreno.

Noi manifestiamo non solo una netta contrarietà a questo eventuale nuovo progetto, ma vogliamo anche ricordare che contro un nuovo insediamento nell’area industriale di Via Sile a Castelfranco, i cittadini hanno raccolto circa 3000 firme.


Siamo accanto al comitato " No Ecomostro" che lotta per impedire nuovi insediamenti con un grande impatto sul territorio

Su ciò che ne sarà della nuova area industriale a Castelfranco, abbiamo intenzione di presentare una interrogazione in merito, per conoscere ciò che la Provincia conosce in merito al futura destinazione di quel terreno.

Sabato scorso abbiamo manifestato accanto ai comitati ed alle associazioni di tutto il Veneto, che desiderano proteggere il nostro territorio.

Noi continueremo questa battaglia, perchè crediamo che si debba agire per uno sviluppo che sia sempre eco sostenibile.

giovedì 26 settembre 2013

I cervi sul Cansiglio non si abbattono, tentiamo di salvarli

Sono mesi che si continua a parlare del problema del numero elevato di cervi sul Cansiglio.
Le cifre  di questa specie animale che ci continuano ad essere annunciate con toni allarmistici sono assai imprecise: prima 1200 dopo 2000 ora 3200. 
E' molto curioso sapere che tutti i rappresentanti istituzionali del nostro territorio, Sindaci di quella zona compresi, continuano ad affermare in modo generico che sul Cansiglio vi sono troppi cervi e parlano di abbatterli in massa, quando poi, di recente, il Comandante delle Guardie Forestali  Regionale ha ufficialmente dichiarato che ancora nessun censimento preciso e scientifico sulla specie presente sull'altopiano trevigiano sia  stato ancora effettuato.
Addirittura un noto biologo che collabora anche con la Regione Veneto per la redazione del Piano Faunistico Venatorio ( quindi non proprio un animalista di parte), ha lanciato l'allarme di un  serio rischio estinzione della specie appartenente alla famiglia degli ungulati, proprio sul Cansiglio.
Onestamente, un comportamento corretto soprattutto nel pieno rispetto degli animali, sarebbe prima di tutto conoscere il loro numero esatto, poi valutare il reale impatto negativo e poi decidere quali provvedimenti si rendano necessari.
Non ti svegli al mattino e decidi di abbattere 400 animali in un anno, basandoti su degli avvistamenti di cacciatori o di semplici cittadini.
Tempo addietro, il Presidente della Provincia Muraro, aveva proposto un piano dettagliato per cercare di non uccidere questi animali, attraverso anche il loro trasporto verso altri luoghi idonei, dove poter far vivere  i cervi.
Sinceramente non sappiamo se quell'annuncio era solo un annuncio o corrispondeva a qualcosa di più concreto ed è per questo motivo che abbiamo deciso di chiedere una commissione che relazioni in modo dettagliato il Consiglio Provinciale nella quale siano invitati il Comandante del Corpo Forestale Veneto, il Comandante delle Guardie Venatorie Provinciale ed il Biologo Naturalista che collabora sempre con la Regione, insieme ai Sindaci interessati al problema. Su questa storia pensiamo che ci sia bisogno di maggiore chiarezza e soprattutto si debba affrontare il tema con grande professionalità sia scientifica che amministrativa.
Da parte nostra non nascondiamo una ferma contrarietà all'abbattimento di quegli splendidi animali e ci batteremo affinché sia almeno concessa  loro la possibilità di vivere serenamente.






martedì 10 settembre 2013

Il Consiglio Provinciale dice no alla discarica di Paese.

Ieri sera, il Consiglio Provinciale ha espresso parere negativo, secondo quanto previsto dall'articolo 16 della legge regionale 11/2010, fermando il progetto di ampliamento della discarica terra a Castagnole di Paese.
Questo progetto avrebbe previsto la costruzione di un impianto per la raccolta, lo stoccaggio e lo smaltimento di un rifiuto  speciale  : l'amianto.
Una decisione presa con il solo voto contrario del Consigliere di Forza Italia per il Veneto Mario Gabrielli.
Alla riunione del Consiglio Provinciale, erano presenti molti cittadini di Paese che da anni combattono contro questo progetto e che nel momento della votazione, hanno giustamente manifestato tutta loro soddisfazione con un grande applauso liberatorio.
Il progetto presentato dalla ditta Mosole è stato fin dall'inizio oggetto delle nostra convinta opposizione perché il luogo prescelto e cioè Paese è un territorio, già ampiamente " usato" e martoriato da un numero impressionate di discariche e cave ( circa 30).. In secondo luogo non rispettava il principio della "prossimità"di produzione del rifiuto, della sua raccolta e del  suo definitivo smaltimento. Un criterio su cui poi si basa il parere che viene espresso dal Consiglio Provinciale. Vogliamo sottolineare che esiste certamente la necessità di smaltire un rifiuto speciale e pericoloso come l'amianto, ma certamente il nostro territorio non può continuare ad essere oggetto di continue aperture di discariche e anche di eventuali impianti per i rifiuti speciali.
Da sottolineare che per i rifiuti come l'amianto,  vale la normativa per la libera circolazione della merci per tutta l'europa. Abbiamo quindi proposto di cercare dei siti già attivi a cui rivolgere l'attenzione per lo smaltimento , in quanto anche dalla relazione dell'Arpav, buona parte del rifiuto speciale non proveniva ne'dalla nostra Provincia e nemmeno dalla nostra Regione.
I cittadini di Paese hanno portato avanti questa lunga battaglia, anche attraverso la raccolta di migliaia di firme, che hanno certamente permesso non solo una maggiore sensibilizzazione sul problema, ma hanno permesso a tutti i consiglieri una maggiore e profonda riflessione sul delicato problema.
Alla fine questa lotta, a cui noi ci siamo ben volentieri affiancati fin dall'inizio della discussione del problema in provincia, è stata vinta.
Certo ora il problema esiste e sicuramente ci aspettiamo anche un eventuale ricorso al tar, da parte della ditta Mosole. Ma noi continueremo ad essere a fianco dei cittadini perché è giusto che prevalga la volontà ed il desiderio da parte degli abitanti di Paese, di vivere in un ambiente sano e con pochi o nulli pericoli per la salute. E non certamente il criterio opposto che spesso accade, ove gli abitanti di un territorio subiscono scelte a loro indigeste.
Ieri la Provincia di Treviso ha dimostrato di essere vicino alle esigenze del territorio.
Speriamo e ci auguriamo che questo avvenga sempre più spesso.

giovedì 11 luglio 2013

Contro la cementificazione del territorio veneto, oggi SEL volantinerà al Sant’Artemio

Oggi alle 18.00 SEL volantinerà di fronte al Sant’Artemio contro il PTRC della Giunta Zaia
La Giunta Regionale sta presentando, provincia per provincia, la nuova versione del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC), che delinea le linee di sviluppo e di governo del territorio regionale per i prossimi anni.
Nella sua prima versione, il piano non è stato approvato perché non in regola con quanto la normativa prevede a proposito della tutela paesaggistica. Quindi al piano è stata data valenza paesaggistica ed ora ha ripreso l’iter di approvazione sotto forma di “variante parziale”.
Sinistra Ecologia Libertà muove rilievi fortemente critici al piano regionale, e per questo, in occasione di queste presentazioni, volantinerà all’ingresso degli incontri ai convenuti un breve documento nel quale si indicano i rilievi critici che vengono mossi alla proposta della Regione.
Assieme ad una serie di associazioni e comitati preoccupati della nuova possibilità di cementificazione, Sel si impegna a presentare osservazioni alla variante e a creare la mobilitazione necessaria a modificare l’impianto del PTRC.
A fronte delle dichiarazioni di buoni propositi sul contenimento del consumo del suolo veneto, la proposta del piano libera invece la possibilità di una nuova diffusa cementificazione. Basti pensare alla possibilità edificatoria che la Regione riserva a sua discrezione nel raggio di ben 2 km attorno ai caselli autostradali. Per questo è necessario un cambio di rotta, e che alle dichiarazioni di principio contro il consumo di territorio seguano decisioni conseguenti.
Luca De Marco
Coord. Prov. SEL Treviso
Questo il testo del volantino che verrà diffuso oggi alle 18.00, in occasione della presentazione del PTRC nella sede della Provincia al Sant’Artemio:
SALVARE IL VENETO. ORA !!
Una colata di cemento e asfalto si sta abbattendo sulla nostra Regione, uno dei territori più belli d’Europa.
Non a caso è la prima Regione turistica d’Italia.
Già in questi anni milioni di metricubi di cemento hanno consumato  prezioso territorio agricolo, le città e i paesi si sono sparpagliati cancellando luoghi identitari, beni ambientali e culturali, banalizzando e omologando il paesaggio, degradando la qualità del vivere quotidiano di ciascuno di noi.
Nel contempo la bolla immobiliare ha sottratto capitali alle attività produttive, espulso i cittadini nei pulviscoli edilizi intorno alle città e chi ha comprato casa si ritrova con un patrimonio svalutato dall’eccesso di offerta, l’aumento della rata del mutuo e dell’IMU.
Da anni la Regione dice di voler rimediare! Alle parole non corrispondono però i fatti!
Infatti, la Giunta Zaia adotta una “Variante parziale” al PTRC 2009 (mai approvato dal Consiglio Regionale perché sommerso dalle critiche) che:
1.      Sviluppa a dismisura la rete autostradale a pedaggio da realizzarsi attraverso la finanza di progetto.   Un sistema che garantisce profitti privati alle solite imprese (alcune delle quali oggetto d’inchiesta da parte della magistratura)  scaricando i costi sugli utenti , il bilancio pubblico e le generazioni future. Nel contempo taglia le risorse al trasporto pubblico.
2.     Esautora i Comuni della potestà pianificatoria sul proprio territorio per un raggio di due chilometri intorno ai caselli e non solo.
3.     Sfigura il paesaggio non attuando quanto prevede il Codice Nazionale.
4.     Alimenta la speculazione immobiliare con i cosiddetti “progetti strategici”
5.     Nello stesso tempo propaganda una inesistente “valenza paesaggistica” della “Variante parziale” al PTRC del 2009 già ribattezzato “Piano di cementificazione del Veneto” da oltre 120 comitati e associazioni. In realtà la “Variante” ha la funzione di togliere i pochi vincoli ancora esistenti.
Sinistra Ecologia e Libertà condivide la valutazione di AltroVe (Rete di comitati e di associazioni per un Altro Veneto): questa “Variante” è illegittima e pericolosa e va dunque FERMATA.
Nel contempo condivide la necessita di battersi per un vero Piano Paesaggistico che tuteli un territorio fragile, soggetto a frequenti alluvioni, alle quali contribuisce in modo decisivo la crescente impermeabilizzazione dei suoli.
Per una riconversione ecologica dell’economia che assicuri lavoro e qualità della vita.
Zaia confida nella distrazione estiva per far passare il suo piano: non a caso il termine per la presentazione delle osservazioni è fissato per il 31 Agosto.
Noi invece confidiamo nella crescente mobilitazione dei cittadini per FERMARLI

Sinistra Ecologia Libertà, Federazione Regionale del Veneto