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sabato 7 febbraio 2015

L’Edilizia scolastica: una vera emergenza nazionale





* contributo inviato a Human Factor lab  . 


Sono anni che il problema degli edifici scolastici rappresenta in tutta Italia una vera e propria emergenza.
Si sono sempre succeduti veloci interventi tampone sia per la messa in sicurezza delle scuole sia per il loro miglioramento qualitativo.

E’ doveroso ricordare che ogni studente ha diritto di scegliersi il proprio percorso formativo e di conoscenza più vicino alle sue aspirazioni e al suo desiderio di crescita professionale.
Purtroppo, invece, accade che lo studente sia costretto a scegliere la scuola anche e spesso in base alla presenza di una struttura, adeguata o meno che sia.

La crisi ha visto negli ultimi anni colpire indistintamente tutti, enti locali compresi che hanno dovuto subire tagli abnormi con forti ripercussioni nell’ambito scolastico.

 Ad esempio: la manutenzione straordinaria degli edifici scolastici è scesa a soli 22 mila euro per ogni scuola, mentre la manutenzione ordinaria è arrivata alla cifra esigua di soli 8 mila euro l’anno.

Analizzando il patrimonio edilizio scolastico nazionale si riscontra che abbiamo scuole vecchie, alcune costruite addirittura durante il ventennio fascista: il 58% sono state costruite prima della nascita della normativa anti-sismica vigente.

Abbiamo il 10% degli istituti scolastici localizzati in aree ad alto rischio idrogeologico, il 41% in area a rischio sismico e circa il 9% in aree a rischio vulcanico.Addirittura il 50% degli edifici non presenta tutte le certificazioni obbligatorie e quindi abbiamo scuole fuori norma. Si è ridotto al 53% le scuole in possesso del certificato di agibilità, mentre solo il 58% possiede una idonea certificazione igienico-sanitaria, per non parlare, poi, dei requisiti di accessibilità. Infatti, il 20% degli Istituti sono completamente inaccessibili alle persone con handicap in quanto presentano ancora delle barriere architettoniche.

Altro dato preoccupante è la sperequazione territoriale tra il nord e il sud del nostro paese. Non a caso le prime 20 posizioni occupate nella graduatoria dei Comuni e delle Province virtuose in edilizia scolastica sono localizzate nel centro nord. Tutto questo crea un vero divario tra un paese ricco e florido e un altro lasciato al degrado. Una politica a discapito della eguaglianza sociale e dei pari diritti di accesso alla cultura ed alla formazione di tutti gli studenti italiani.

I dati quindi che ci arrivano sono impietosi, e delineano una fotografia delle scuole del nostro Paese degradante: non sicure, non agibili, spesso sporche, poco curate, inaccessibili alle persone con problemi di disabilità, assolutamente inadeguate alla richiesta formativa del nostro Paese.

La #Buonascuola renziana tanto propagandata da questo governo è ben lontana dall’esserlo.

Certo, si deve ammettere che qualche cosa questo governo ha cercato di fare, ma è una goccia d’acqua in un mare di problemi.

In questo quadro drammatico torna utile ricordare che la nuova legge 56/2014 (Decreto Delrio) che ha riordinato il sistema di governo di area vasta con l’istituzione delle città metropolitane e la trasformazione delle Province in Enti di secondo livello, ha fatto sì che anche alla luce di questa trasformazione le Province hanno mantenuto la competenza e la funzione dell’edilizia scolastica superiore.

Parliamo di 5179 edifici che ospitano 3226 Istituti Scolastici di scuola secondaria (Licei, compresi i Licei Artistici, gli Istituti d’Arte, la Accademie, gli Istituti Superiori per le industrie artistiche, i Convitti, le Istituzioni Educative Statali, gli Istituti Tecnici e le Scuole di formazione ), con circa due milioni e mezzo di alunni accolti in 117.300 classi e circa 4000 palestre.

Come è noto, le politiche di istruzione, formazione e orientamento sono strettamente connesse con quelle del lavoro e dell’occupazione che oggi costituiscono il problema centrale per il nostro Paese.

Dobbiamo sottolineare che in questa fase di riordino attraverso la legge 56/2014, (decreto Delrio) sono intervenuti anche dei pesantissimi ed insostenibili tagli attraverso le manovre finanziarie (2011/2014) che pesano solo per le Province per circa 2,5 miliardi di euro, mentre i Comuni hanno contribuito nel periodo (2007/2014) per il risanamento della finanza pubblica per complessivi 16 miliardi di euro, di cui circa 8 miliardi in termini di patto di stabilità interno ed altri 8 miliardi in riduzione dei trasferimenti statali. 

La già complicata situazione degli Enti Locali si è ancor più aggravata con la legge di stabilità 2015 in cui si prevedono ulteriori tagli di un miliardo di euro sui bilanci in spesa corrente per tutte le Province e le città Metropolitane.

Con questa situazione allo stato attuale è difficilissimo prevedere che gli annosi problemi dell’edilizia scolastica potranno essere risolti.
Vogliamo ricordare che le Province hanno presentato al governo attuale circa 1600 progetti di riqualificazione scolastica per un costo di circa un miliardo e trecentomila euro, ma di questi allo stato attuale il governo ha messo a disposizione risorse disponibili solo per 300 milioni di euro circa.

A questo punto diventano estremamente urgenti gli interventi proposti anche da Sinistra Ecologia Libertà che darebbero certamente respiro e soluzione a questa emergenza.

Si deve rilevare che ad oggi, ad esempio, dopo ben 18 anni dalla legge 23/96, non esiste ancora una anagrafe nazionale degli edifici scolastici che dovrebbe costituire uno strumento conoscitivo ai fini di una corretta programmazione per i diversi interventi nel settore.

Si dovrebbero inoltre iniziare ad esportare le buone pratiche amministrative già esistenti nel nostro Paese.
Ad esempio, in Toscana, esiste un ottimo sistema di monitoraggio e anagrafe che consente di accedere con estrema facilità ai finanziamenti elevando la qualità e la sicurezza degli edifici scolastici.

I pesanti tagli ai bilanci degli Enti Locali stanno mettendo a serio rischio i servizi rivolti ai cittadini . Per le Province, ad esempio, una ulteriore diminuzione del 13% delle risorse in spese correnti sta di fatto determinando la totale impossibilità di assicurare una decente e sufficiente gestione ordinaria degli Istituti Superiori come, ad esempio, il pagamento delle utenze, del riscaldamento e dell’acquisto degli arredi. Possiamo avere pure le lavagne digitali ed i registri elettronici, ma se si sta al freddo e senza tavoli o sedie non è che sia proprio una #Buonascuola .

La cosa più importante ed urgente che il governo deve fare è quella di invertire la tendenza degli ultimi anni. Se si crede ancora nella scuola pubblica quale priorità del Paese, si devono escludere dai vincoli del patto di stabilità interno tutti gli interventi che sono già progettati e consegnati al governo in tema di edilizia scolastica, per assicurare non solo la manutenzione degli Istituti, ma la loro messa a norma e sicurezza, la loro agibilità e la loro accessibilità e l’ igiene. Dobbiamo anche pensare a scuole nuove ed adeguate soprattutto nel sud del nostro paese, ad alto efficientamento energetico e corrette con la normativa antisismica. 

Dobbiamo pensare inoltre ad un’esclusione dei vincoli del patto di stabilità interno, che si potrebbero utilizzare per investimenti in riutilizzo ed adattamento di edifici del demanio statale dismessi ed adattarli in nuovi istituti scolastici, senza quindi aumentare la cubatura di cemento già presente nel nostro Paese.

Tale esclusione permetterebbe l’adeguamento degli edifici scolastici già presenti , determinando anche la scomparsa delle classi-pollaio ed eviterebbe che gli studenti siano costretti a vere e proprie transumanze da un edificio all’altro nella città per svolgere il loro corso di studi.

Insomma, al di là degli annunci, se si crede nell’ istruzione si deve investire risorse pubbliche nella stessa e credere realmente nella sua rinascita. Sarebbe solo così una vera e propria #Buonascuola.

martedì 15 aprile 2014

No alla chiusura del Convitto del Maffioli, si al rilancio del polo scolastico a Castelfranco

Dopo l’approvazione del Decreto Delrio che non abolisce le province come sbandierato ai 4 venti, ma le svuota unicamente della democrazia elettiva per i cittadini, la provincia di Treviso  sarà  l’unica in tutto il Veneto a rimanere “ in vita” fino al 2016, sua scadenza naturale.Questo inevitabilmente  ci porta a continuare fino alla fine e senza diminuire l'attenzione gli impegni presi con il mandato elettorale del
2011 per i cittadini che hanno scelto di votare Sinistra Ecologia Libertà e non solo.
Non abbiamo  mai trascurato le segnalazioni che ci giungevano dal territorio e su questa strada vogliamo continuare.
In particolare seguiamo da anni il problema della Edilizia Scolastica nella nostra provincia.
Nel nostro territorio purtroppo, abbiamo ricevuto in eredità dalle precedenti amministrazioni molte  carenze strutturali  che colpiscono soprattutto il polo scolastico superiore della castellana: Il liceo Giorgione e l’Istituto Alberghiero Maffioli sono le situazioni più difficili in questo caso.
Non dimentichiamo comunque il Liceo Duca degli Abruzzi  di Treviso, il turistico alberghiero Beltrame a Vittorio Veneto, solo per fare alcuni esempi e non l'ennesimo elenco telefonico delle opere incompiute: stiamo
parlando  di Istituti che coinvolgono migliaia di studenti, centinaia di insegnanti e operatori scolastici.
C'è da sottolineare che anche l'attuale amministrazione non si è sprecata troppo in materia e ha un'idea molto soggettiva ed interessata del concetto dii "priorità".
Renzi proprio a Treviso promise ai sindaci che incontrò di porre la scuola al centro delle priorità del suo nuovo governo, ma ad oggi, spente le telecamere e continuato il tour, non ci sono novità e disponibilità
economiche tangibili per sgravare i problemi delle nostre scuole.
(In passato abbiamo convocato 3  commissioni provinciali ad hoc per denunciare le carenze segnalate da studenti, insegnanti ed operatori degli istituti scolastici superiori, che lamentano carenze di spazi per la
didattica, aule fatiscenti e edifici malandati.) .Durante l'ennesima ed ultima commissione da noi chiesta espressamente per conoscere in modo preciso di quante risorse economiche disponesse la
provincia  per rendere a norma sicure e sufficientemente capienti le nostre scuole, ci è stato comunicato che ad oggi la provincia ha previsto per il momento di destinare solo 2 milioni di euro per il settore edilizia
scolastica.
Briciole,  visto che la spesa necessaria solo per la messa in sicurezza e il totale adeguamento degli spazi necessari  e' di circa 35 milioni di euro. Se dovessimo considerare di risolvere  tutte le richieste degli istituti scolasti in modo completo, la somma totale supera i 140 milioni di euro.
La distanza tra le esigenze reali e ciò che può e vuole offrire chi ci amministra  è  siderale. Mancherebbero all’appello “ appena “ 33 milioni di euro.
Al momento,  dopo un ultimo incontro che abbiamo organizzato proprio a Castelfranco con la partecipazione del nuovo assessore provinciale all’edilizia scolastica Bonesso,  di buone notizie non ce ne sono.
Anzi, ne abbiamo avute di brutte, come la volontà di chiudere il Convitto del Maffioli, per far posto agli studenti dello stesso Istituto con nuove aule: in  poche parole il Maffioli  si sabota e mangia se' stesso, non
proprio la risposta attesa dai cittadini di Castelfranco.
Tra le altre cose, questa situazione non tiene minimamente in delle conto delle richieste del territorio: per molte famiglie il Convitto è un luogo con un'importante  valenza sociale ed educativa e che prepara ad un lavoro con un alto grado di socialità e di scambi personali.
A maggior ragione ci appare illogica la costruzione di una nuova palestra per la modica cifra di 1 milione e 700 mila euro a Motta di Livenza, fatto già  denunciato sulla stampa locale  in quanto non è di alcuna priorità,  ma forse l'ultima regalia dell'assessore provinciale Speranzon ai propri elettori.
Già è' stato concesso un ampliamento per il Liceo Berto a Mogliano, che non e' certamente una emergenza scolastica, ma probabilmente tiene in buon conto che Mogliano Veneto è la città di Muraro, il,quale  vorrà lasciare un buon ricordo ai suoi concittadini come ultimo presidente della provincia.
Non ci fermeremo comunque nel mantenere alta la nostra attenzione sulle scuole della provincia e su Castelfranco in particolare, perché è giusto che una città che ha una importante offerta formativa sul territorio, abbia anche  strutture all'altezza.
Se poi dobbiamo considerare  quanto poco si è investito in termini economici a Castelfranco  in rapporto ad altre realtà del trevigiano, e'proprio ora che la giunta provinciale metta mano al portafoglio.




venerdì 28 febbraio 2014

La grande e infinita pazienza di molti studenti trevigiani


martedì 25 febbraio 2014

Presidente Renzi, a Treviso porti non solo parole, ma opere concrete, e giuste

 
L’intenzione del presidente del Consiglio di inaugurare il suo mandato visitando le scuole, e di partire da Treviso, è una buona intenzione alla quale ci auguriamo seguano i fatti.

Nella nostra provincia vi sono situazioni pesanti di difficoltà strutturali negli istituti secondari superiori. La contrazione delle risorse destinate alla Provincia, attraverso l’azzeramento dei trasferimenti statali e la strettoia del patto di stabilità sulla possibilità di spesa delle risorse disponibili, rende difficile, se non impossibile, intervenire adeguatamente su alcuni punti critici, quali gli istituti di Castelfranco, a partire dal liceo Giorgione e dall’alberghiero Maffioli, il liceo Berto a Mogliano, l’istituto Duca degli Abruzzi a Treviso, il Pittoni a Conegliano, l’alberghiero di Vittorio Veneto e molte altre realtà che soffrono di mancanza di spazi, di carenze strutturali e di degrado degli edifici. Almeno 20 milioni di Euro servirebbero subito per le situazioni più urgenti.

Gli istituti per la scuola dell’obbligo, di competenza dei comuni, subiscono le conseguenze del patto di stabilità e del taglio drastico dei trasferimenti agli enti locali. E i bandi attraverso i quali la Regione redistribuisce gli esigui stanziamenti statali, vengono spalmati in miriade di piccoli interventi anziché intervenire sui grossi interventi strutturali che possono realizzare un autentico salto di qualità nell’edilizia scolastica per i primi due cicli scolastici.

Esiste un problema generale di messa in sicurezza degli edifici scolastici, e un problema specifico di messa in sicurezza sismica che riguarda buona parte del territorio provinciale. Un piano per l’edilizia scolastica deve porsi oggi anche ambiziosi traguardi riguardo all’efficienza energetica degli edifici, fino alla loro autosufficienza, e contribuire così all’abbassamento della bolletta energetica nazionale e alla qualità dell’ambiente e dell’aria.

Perché un gesto simbolico non diventi l’ennesima promessa non mantenuta, bisogna che al gesto seguano scelte concrete con la messa a disposizione di adeguate risorse e con l’allentamento del patto di stabilità per gli enti locali. E che le risorse vengano distribuite secondo precise priorità di intervento, non lasciando che la mediazione regionale possa frazionare in troppi rivoli i pochi soldi disponibili ma finalizzando gli interventi secondo rigidi criteri di priorità.

L’investimento per la scuola non può riguardare solo i muri, ma deve comprendere chi lavora e studia dentro quelle mura. L’istituzione scuola deve diventare il motore e il perno di una nuova idea di società, che riveda le priorità che il paese si è dato in questi anni. Veniamo da anni nei quali ha dominato la logica dei tagli; il famoso taglio da 8 miliardi alla scuola operato allegramente dalla famigerata Gelmini è ancora tra noi vivo e vegeto. Ai docenti si è pure ventilata a inizio anno l’ipotesi di riduzione di una parte degli stipendi arretrati, rientrata attraverso un ulteriore taglio ai fondi di istituto. Il Presidente Renzi ha sostenuto in parlamento che non servono nuove risorse per i docenti ma un cambio di mentalità. Risulta però difficile non partire dal fatto che abbiamo il corpo docente più anziano d’età e più malpagato d’Europa. Bisogna consentire il pensionamento per far posto a docenti più giovani e porsi in generale il problema di un sottofinanziamento di tutti gli istituti della conoscenza, a partire dalla scuola pubblica, che non può continuare senza compromettere irrimediabilmente quella possibilità di contribuire decisamente all’uscita dalla crisi che a parole tutti facilmente riconoscono al mondo dei saperi.

Chiediamo inoltre al Presidente del Consiglio che assieme all’emergenza edilizia scolastica assuma l’emergenza relativa all’assetto idrogeologico del nostro paese. La nostra provincia ha subito in queste settimane allagamenti, frane, smottamenti: milioni di euro di danni. Ancora una volta mettendo a nudo tutta la fragilità di un territorio poco rispettato e deturpato nel corso degli anni da una politica scriteriatamente cementificatoria e poco rispettosa degli equilibri naturali. Prevenire costa meno che curare. Si predisponga un grande piano verde per la messa in sicurezza del territorio, con il quale dare lavoro e fare del bene all’ambiente, alla qualità della vita dei cittadini e alle casse pubbliche non più costrette ad aprirsi velocemente e ampiamente ad ogni ulteriore emergenza.

Sia per l’edilizia scolastica che per gli interventi a favore del territorio, chiediamo che si reperiscano risorse anche attraverso il taglio delle spese per armamenti, a cominciare dai famigerati F-35 ai vari sofisticati sistemi d’arma dai costi esorbitanti.

E infine, ma non per certo per ultimo, la drammatica crisi sociale ed economica nella quale non il caso malvagio ma precise scelte dei decisori europei e nazionali hanno avviluppato il nostro paese, trova un punto acuto di sofferenza in una delle aziende simbolo della nostra provincia come la Electrolux di Susegana. Siamo di fronte ad una vertenza paradigmatica, nella quale si era arrivati a mettere in contrapposizione il diritto al posto di lavoro e il diritto a ricevere un giusto (e basso) salario per quel lavoro; si era minacciato di delocalizzare in un altro paese europeo la produzione senza una disponibilità dei lavoratori a vedersi ridurre drasticamente il loro salario. La questione non è chiusa, e a essere chiamata in gioco deve essere la politica europea e la politica nazionale. La prima è praticamente inesistente, ed è auspicabile che dalle prossime elezioni europee emerga qualche segno tangibile della necessità di una dimensione politica e democratica della costruzione europea affinché non si tramuti definitivamente in incubo il sogno europeo. La politica nazionale non pare fino ad oggi aver dato le risposte necessarie per chiudere positivamente per i lavoratori la vertenza. Vista la sostituzione del ministro Zanonato con un ministro di chiare simpatie berlusconiane e liberiste ed esperta in pratiche di delocalizzazione, che non pare dare le migliori garanzie rispetto alla vertenza Electrolux, e visto che non ci pare che in Parlamento abbia nemmeno sfiorato la questione, è davvero il caso che il Presidente Renzi si faccia istruire in materia dagli operai per prendere coscienza della posta in gioco.

Serve al nostro paese una politica industriale, e interventi per frenare, e non incentivare, la corsa al ribasso sui diritti e sui salari dei lavoratori.

L’allentamento dei vincoli del patto di stabilità per gli enti locali potrebbe anche liberare delle risorse (peraltro già presenti nelle casse di molti Comuni) utili, se non necessarie, per un intervento a sostegno delle persone più deboli.  Un numero sempre maggiore di disoccupati o cassintegrati non sanno più come affrontare le spese quotidiane o saldare le fatture per le utenze domestiche, e i servizi sociali dei Comuni non hanno fondi per garantire un sussidio.  Una maggiore disponibilità di risorse potrebbe anche permettere ai nostri Comuni di progettare piani di intervento per affrontare l’emergenza abitativa, visto che anche nella nostra provincia di Treviso sono ormai centinaia le famiglie sotto sfratto per morosità incolpevole. 

 In questa situazione di crisi che indebolisce anche la coesione sociale, è anche importante che lo Stato favorisca e sostenga tutti quegli istituti giuridici che garantiscano alle famiglie maggiore unità, e alle persone maggiore senso di appartenenza rispetto alla comunità di cui fanno parte.  È in questa prospettiva che riteniamo che la tutela di tutte le coppie fondate su vincolo affettivo, attraverso una unione civile pubblicamente riconosciuta, così come l’accesso alla cittadinanza italiana per i ragazzi nati in Italia in virtù dello “ius soli”, non siano capricci non urgenti né prioritari, ma vere occasioni per creare un corpo sociale più coeso e per consolidare il senso di solidarietà e di corresponsabilità tra le persone.


Luca De Marco, coordinatore Federazione provinciale SEL
Marco Pedretti, coordinatore Circolo SEL Treviso
Forum provinciale SEL Saperi

mercoledì 12 febbraio 2014

Interrogazione sullo stato dell'Istituto " Maffioli" di Castelfranco Veneto



Al Presidente della Provincia di Treviso
Dott. Leonardo Muraro

                  


Interrogazione art .54 (regolamento consiglio provinciale)




Premesso che:

L’istituto Alberghiero "Maffioli “ di Castelfranco Veneto  è un’importante struttura scolastica presente nella castellana, con oltre 1600 studenti suddivisi in ben sei sedi: quella principale di Villarazzo, villa Dolfin, Soranza e quelle distaccate di Possagno e Crespano e infine quella di via Ricciati;
Quest’ultima è una sede situata in un edificio che da anni presenta delle gravi carenze da un punto di vista statico e strutturale. Un edificio molto vecchio, con numerose crepe sulle pareti e sui soffitti e con calcinacci pronti a staccarsi insieme a  porte inutilizzabili.
Grave è  l’assenza, segnalata anche dalla Preside, di normali vie di esodo che dovrebbero garantire una evacuazione sicura, in caso di emergenza ( sempre nella sede di Via Ricciati).
Considerato che:
All’interno della struttura scolastica sopraindicata, sono presenti più di 350 persone tra studenti, personale docente e non che “ vivono “ gran parte della loro giornata di studio e lavorativa in condizioni di totale degrado e di pericolo reale


Il sottoscritto Consigliere

Chiede  di conoscere :

Quali sono le misure concrete messe in atto sino ad ora, dalla Amministrazione Provinciale per risolvere in modo definitivo, questa grave situazione di inadempienza strutturale, che ormai è presente da numerosi anni, all’interno dell’Istituto di Castelfranco Veneto.

Treviso, 12 febbraio 2014


                                                                                                   Il Consigliere Provinciale
                                                                                                         Luigi Amendola




lunedì 10 febbraio 2014

Sel chiede ed ottiene, due commissioni urgenti sullo stato dell' edlizia scolastica e i danni dal maltempo


Abbiamo chiesto e ottenuto due Commissioni consigliari urgenti su edilizia scolastica e sullo stato dei danni causati dal maltempo.
Due temi che oltre ad altri, sono diventati importanti e che sono anche collegato tra loro.
Molte ormai sono le segnalazioni che ci arrivano dagli studenti, su situazioni critiche degli edifici scolastici. Situazioni che ormai sono diventate croniche, ma che  a causa del maltempo sono anche peggiorate.
Un esempio su tutti è il " Maffioli " di Castelfranco che ormai è al limite della sicurezza statica. Non a caso si sono avuti dei cedimenti del tetto di alcune aule. Appare grave che ormai e come sempre, tutte le inadempienze di chi ci amministra, devono essere sempre pagate dalle medesime persone. Molti istituti scolastici hanno delle carenze  strutturali notevoli, e questo sarà il tema della commissione cui abbiamo invitato a partecipare anche gli studenti, che presenteranno un dossier sullo stato dell'edilizia scolastica nel nostro territorio.
Altra Commissione da noi chiesta è quella sullo stato della nostra provincia a seguito delle abbondanti precipitazioni di pioggia, avvenute negli ultimi giorni. Numerosi sono stati i danni causati. Molti i corsi d'acqua sono esondati che hanno causato l'allagamento di vaste zone del nostro territorio. Anche alcune strade provinciali sono state invase da frane e smottamenti, che le hanno ostruite.
Vogliamo conoscere dettagliatamente cosa sta facendo l'amministrazione provinciale di concreto, per affrontare la situazione sul lato rischio idrogeologico e quello della protezione civile.
A noi appare che sia sul lato edilizio scolastico che su quello di protezione e cura del territorio, vi sono dei ritardi. Causati certamente ora, dalla mancanza di risorse economiche adeguate. 
A noi ci viene spontanea una semplice domanda?
Perché sempre e solo dopo che accade qualcosa, oppure quando la situazione diventa insostenibile, si tende sempre ad affrontare i problemi?
Mai prima e con una corretta poltica di vera programmazione.
Forse  sia sul fronte scolastico che su quello della sicurezza idrogeologica, se si fosse agito prima nel momento in cui erano presenti abbondanti risorse, molte carenze e disagi per i cittadini non sarebbero sicuramente accadute. Due temi che Sinistra Ecologia Libertà, ha sempre posto insieme a quello del lavoro, al centro della sua attività poltica ed amministrativa. Una cattiva pianificazione del passato e  di una strategia politica, ma anche di concrete priorità, più vicine alle esigenze dei cittadini e invece si è forse preferito più l'aspetto d’immagine esterna, cercando di mostrare  una lega di governo  forte e capace di una buona amministrazione, quando poi alla lunga questo non si è visto.
Sola ora ce  ne stiamo accorgendo concretamente, leccandoci le " costose  ferite".
Abbiamo sempre pensato che prevenire ( vedi sicurezza del territorio), è sicuramente più intelligente e anche meno costoso, di quello di provvedere  a riparare i danni dopo .
Anche sulla scuola, non si dovevano rimandare delle scelte, e si dovevano  investire ad esempio più risorse sul polo scolastico ( come quello di Castelfranco), che da anni presenta delle croniche carenze.
Ad esempio, su come si amministra,   ci appare grottesco ed anche grave che solo ora Muraro, chiede le risorse dovute per delega regionale sul rischio idrogeologico ( sistemazione di frane e smottamenti), date alla provincia. Una somma dovuta di circa 10 milioni di euro ( demanio idrico), che la Regione Veneto si è " intascata" secondo il Presidente della provincia dal 2008, e solo ora viene chiesta da Muraro.
Non conosceva già da tempo questa inadempienza? e perchè non ha agito prima e non ora, quando poi sono anni che nella marca avvengono fenomeni atmosferici di pioggia o neve straordinari?
E sul " Maffioli" di Castelfranco che da anni presenta una carenza di struttura, anche dal punto di vista statico, solo ora si ricorre ai ripari?. A proposito la soluzione proposta dall'Assessore è quella di trasferire una parte degli studenti nella sede del Convitto sempre di Castelfranco. Non capiamo poi dove andrebbero a finire gli studenti che addiritura ci vivono nella struttura della castellana?
Strano modo di governare il nostro territorio.