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giovedì 4 dicembre 2014

La casa è un diritto, non dimentichiamolo


A fronte del forte disagio sociale causato dalla crisi e in presenza di una sempre maggiore domanda di alloggi popolari a basso canone di locazione, si rendono sempre più urgenti politiche per il diritto alla casa.
Secondo quanto era emerso da una commissione provinciale da noi chiesta e a cui era stata invitata la dirigenza dell'ATER, il numero degli alloggi  liberi ma non assegnabili nell'immediato a causa di interventi  di manutenzione e messa a norma , sono circa 600. Per la ristrutturazione di una parte di questi è già previsto uno stanziamento da parte della Regione Veneto di circa 2 milioni di euro.
In ogni caso questo grande numero di alloggi è li presente e chiuso e per il momento non assegnabile a nessuno.
In un momento così delicato perché non provare a realizzare un progetto sperimentale dove si assegnano una parte di appartamenti dove il problema della loro non poter essere assegnati è causato da lavori di piccola manutenzione e/o di adeguamento impiantistico.
I lavori dovrebbero essere realizzati dagli assegnatari a loro cura e spesa , con recupero dei costi sostenuti mediante successivo scomputo dal canone locativo.
Il comune di Milano nei mesi scorsi ha creato un bando per una prima assegnazione di 50 alloggi con questo identico criterio . E' una proposta sperimentale dedicata a chi ha già fatto richiesta di un alloggio popolare , tramite regolare domanda ed è in possesso di tutti i requisiti necessari per essere presente nella graduatoria.
Perché non provare ad iniziare anche noi, attraverso un coinvolgimento sia dell'ATER  che degli alloggi di proprietà dei comuni.
Non ci sembra una proposta " marziana " e non percorribile, almeno che non ci sia una non volontà della politica .
A chi ha problemi economici e di vera difficoltà , si deve in qualche modo rispondere con qualche spiraglio  e non sempre con la sola risposta ormai usuale " non ci sono più le risorse"

sabato 20 settembre 2014

Salviamo Villa Franchetti





La Regione ha certificato la morte definitiva dell’accordo su Villa Franchetti: lì non tornerà l’Università.
Quindi l’immobile tornerà in possesso della Provincia allo scadere della convenzione che la affidava a Fondazione Cassamarca, fissando 5 anni entro i quali attivare l’università.
Quindi decade il progetto di Fondazione Cassamarca di farvi lì una sede di campus universitario con un mega auditorium, e nell’adiacente area Ex Secco fare speculazione edilizia per finanziare l’intervento.
Lo avevamo sostenuto ancora mesi fa, quando denunciammo lo stato di scarsa manutenzione e la inaccessabilità al pubblico del compendio della Villa, che custodisce tesori. (http://seltv.wordpress.com/2014/04/09/villa-albrizzi-franchetti-e-un-bene-comune/)
A questo punto, dopo aver accumulato ritardi su ritardi, è il tempo di prender atto del fallimento del progetto e di procedere alla revoca immediata della convenzione che affida a Cassamarca la Villa. E porsi il problema e il tema: salvare Villa Franchetti.

martedì 8 luglio 2014

Focus "emergenza casa"




Dopo anni di crisi economica che per il momento non tende ad allentare la morsa nel nostro paese, il problema della casa diventa sempre più importante da affrontare da parte di chi amministra il nostro territorio.
I comuni si trovano ad avere decine di persone in fila che chiedono ogni giorno  un alloggio popolare, piu semplicemente una Casa decente, ad un prezzo equo e da pagare secondo le proprie capacità economiche.

La nostra provincia ha un ottimo prodotto interno lordo, ma  esistono sacche di povertà e di miseria molto diffuse, che rimangono nascoste sia per un malinteso senso  di  dignità da parte di chi vive la  povertà con vergogna e non osa chiedere,   sia perché è più facile girare la testa dall'altra parte e fingere di non vedere.
Purtroppo viviamo un  paradosso: Si continua ad edificare ed i  nostri comuni sono pieni  di case invendute e/o sfitte, ma  gli alloggi dedicati all'edilizia popolare non sono sufficienti per affrontare una vera e propria crisi sociale che ha un unico nome ormai: emergenza abitativa.
Nel passato, alcuni Ater  hanno consapevolmente (s)venduto una parte del loro patrimonio immobiliare per rinnovare gli alloggi posseduti oppure per  costruirne di nuovi, ma la mancanza di  lungimiranza prima e di risorse  poi, ha costretto gli Ater all'immobilismo.
Il crudele risultato conseguente è sotto gli occhi di tutti:  molti  centri della marca  si ritrovano ad oggi nell’assoluta mancanza di case popolari anche nei casi di emergenza assoluta.

Inoltre, nonostante le nostre richieste a molti livelli, non esistono  dati certi e omogenei sulla situazione abitativa nella provincia di Treviso.
Manca, ad esempio, sia il numero certo e totale delle famiglie colpite da sfratto esecutivo, sia il numero delle abitazioni libere e subito disponibili per le assegnazioni.
Non si ha nemmeno un dato certo di quante siano  le case libere ed  oggetto di un’eventuale ristrutturazione.
Manca anche  il numero delle famiglie che saranno oggetto di  sfratto a causa di una lunga morosità.
Dai dati in nostro possesso ( di fonte sindacale), ci sono circa dai trenta ai quaranta mila nuclei familiari in provincia di Treviso con gravi difficoltà nel riuscire a pagare l'affitto o le spese di condominio.
Alla fine,  chi  voglia interessarsi realmente della situazione come stiamo cercando di fare noi, si perde in un vero e proprio dedalo che penalizza ulteriormente  chi ha  situazioni economiche e sociali molto difficili, situazioni che troppo spesso vanno in coppia.
Per questo abbiamo pensato di proporre nella Commissione Consiliare che abbiamo chiesto di convocare sul tema, la costituzione di Un Osservatorio sulle politiche abitative.
Questo soggetto potrebbe acquisire dati dai singoli comuni sul reale fabbisogno di case popolari.
In questo modo potremmo   indirizzare verso   scelte mirate di nuove costruzioni limitando il più possibile il consumo di suolo. Insieme alle varie informazioni e alle singole competenze di Ater, dei Sindacati degli inquilini e dei proprietari, dovremo  essere in grado di  elaborare un quadro più preciso di quello attuale, dando anche indicazioni in merito alla  riqualificazione degli spazi in disuso e abbondonati  presenti in molti comuni: Il 10% degli edifici di proprietà pubblica sono abbandonati a se' stessi.
Siamo convinti che se si riuscissero ad elaborare interventi mirati alle reali necessità, si potrebbe dare anche un nuovo impulso all’edilizia senza che questa diventi semplice  speculazione e  consumo di territorio.
Infine, non ci stancheremo mai di ricordare a tutti che la casa è un diritto  e non  un lusso o un privilegio: solo a questo  diritto calpestato  ci sentiamo di dare risposte.

P.S.
Da qualche giorno in  Italia esiste un nuovo gioco d'azzardo, VinciCasa, «il primo gioco che dà la possibilità di vincere un premio concreto come un’abitazione, che è il sogno più diffuso e ambito».
La casa in realtà molto più che un sogno,  è un bisogno e un diritto troppo spesso negato come abbiamo visto.
Il 2013 si è chiuso con 1 sfratto ogni 70 famiglie in affitto ed è a loro, come alle fasce più deboli della società, che evidentemente si rivolge prioritariamente un "gioco" che promette l'accesso a un bene primario. Mentre si discute quotidianamente di lotta alle ludopatie, spiace leggere di nuovi giochi  immessi sul mercato con fare subdolo e falsamente magnanimo.

mercoledì 9 aprile 2014

Villa Albrizzi Franchetti è un bene comune




E’ primavera e tante cittadine e cittadine approfittano delle belle giornate per visitare e godere delle bellezze naturali e artistiche delle quali il nostro territorio è fortunatamente ricco. Ma alcune realtà restano inspiegabilmente chiuse, quando invece potrebbero essere elementi di qualificazione e attrattività del territorio. Basta passare per il Terraglio per rendersene tristemente conto e vedere come sta messo un complesso che per la sua importanza storica, artistica e naturalistica, è un patrimonio di tutti  e come tale dovrebbe essere gestito e custodito. Quello di Villa Albrizzi- Franchetti.
Perché Villa Albrizzi-Franchetti non è aperta al pubblico ? Perché un compendio ricco di storia e di bellezza, di proprietà pubblica, deve essere sottratto alla fruizione della cittadinanza ?  Il complesso della villa, che sorge a Trovaso di Preganziol affacciandosi sulla statale, appare invece in stato di abbandono. Una luminaria con la stella cometa fa bella mostra di sé nella facciata di uno degli edifici, la vegetazione pare destinata a mangiarsi la vista delle splendide architetture della villa e delle due barchesse, non si sa se venga garantita la necessaria manutenzione per evitare un progressivo degrado delle strutture e delle opere d’arte che vi sono contenute.
E a che punto siamo con il progetto di portarvi lì una sede universitaria specializzata in moda e design e di creare un polo culturale di valenza interprovinciale, come promesso da Provincia e Fondazione Cassamarca quando, oltre tre anni fa, venne stipulato un protocollo di intesa con il quale la Provincia, che è proprietaria dal ’71 della villa, concedeva il complesso in concessione a Cassamarca per trent’anni, in cambio dell’impegno ad aprire entro 5 anni dall’accordo una sede universitaria ?
Sinistra Ecologia Libertà, tramite una interrogazione sarà presentata oggi in Provincia e rivolta al presidente Muraro, intende fare chiarezza su queste questioni e porre il tema di una eventuale revoca della concessione, laddove si verifichi che Fondazione Cassamarca ha cambiato idea sulla sede universitaria, o non sia in grado di garantire la corretta manutenzione e la fruizione pubblica del complesso per le quali si era impegnata.
Sentiamo dire fin troppo spesso che la vera ricchezza dell’Italia è il suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Aggiungiamo che questa ricchezza esiste grazie alla cura e alla tradizione conservativa del nostro paese, e che sono oggi a rischio. Quella cultura della conservazione pubblica che chiediamo alla Provincia di dimostrare riguardo a Villa Franchetti, bene comune dei trevigiani e dell'Italia.

ecco il testo dell'interrogazione:
http://www.provincia.treviso.it/Engine/RAServeFile.php/f/Consiglieri/0000_000000000000416_2014_0038087_000.pdf

sabato 7 settembre 2013

Il Governo deve finanziare l'edilizia scolastica superiore

Il Governo Letta Berlusconi  ha l'obbligo di trovare risorse per l'edilizia scolastica superiore ( funzione in seno alla provincia).
Come ha trovato subito  i soldi per l'Imu, deve cercare le risorse per finanziare le scuole. 
E' una costante delle larghe intese non dare risposte ai problemi veri, ma affrontare il quotidiano e in un modo assai insufficiente.Viviamo in un territorio ove esistono delle grandi carenze in fatto di aule e spazi formativi e non devono essere certamente gli studenti e le loro famiglie a pagare le continue incertezze di chi ci governa sulla infinita querelle provincie si, provincie no. Fino a quando esse esisteranno devono avere i fondi necessari per poter funzionare. Se chi governa la nostra provincia nel passato avesse usato meglio le risorse in suo possesso non finanziando per esempio maratonine varie , mondiali di mountain bike, assurde sagrette, faraonici buffet etc , ora con quei soldi risparmiati  si sarebbero avute sicuramente nuove aule e spazi idonei per i quasi 40 mila studenti della marca. Agli studenti ora invece il solo disagio di dovere continuare a studiare tra molte difficoltà. Le carenze di molte scuole superiori, sono a conoscenza della giunta Muraro da molti anni e sicuramente nel periodo passato, ove esistevano anche notevoli somme trasferite dallo stato all'ente provincia, dovevano essere investite subito in nuove scuole e palestre. 
Esiste anche un problema molto serio rappresentato dalla messa in sicurezza antisismica di molti edifici scolastici della fascia pedemontana. Durante una commissione consiliare da noi richiesta, si è valutato che il costo totale per porre al sicuro le scuole da eventuali terremoti o altri eventi naturali è di circa 100 milioni di euro. Anche a questo importantissimo e serio problema qualcuno che ci governa, dovrebbe dare una risposta seria ed immediata.

mercoledì 4 settembre 2013

Anche a Mogliano, l'edilizia scolastica superiore ha problemi di spazio non risolti

A seguito di  numerose segnalazioni da parte di studenti e cittadini, abbiamo deciso di presentare oggi, una interrogazione con risposta scritta indirizzata al Presidente Leonardo Muraro , per conoscere esattamente come e quando la Provincia di Treviso, intenda affrontare la carenza di aule e e di spazi ad uso didattico formativo presso il Liceo Berto di Mogliano Veneto
Questo problema si somma a quelli già noti a Castelfranco Veneto e Treviso, evidenziando sempre di più, l'incapacità  da parte della Giunta Provinciale a guida Lega PDL, di dare risposte concrete a ciò che è una delle massime e più importanti competenze provinciali che è l'edilizia scolastica superiore. 
Non si è nel passato provveduto ad una seria ed efficace programmazione, basandosi anche sui flussi di iscrizioni che variavano di anno in anno ,  preferendo invece affidarsi ad una progettazione scolastica, limitata all'anno e non prevedendo per esempio che negli anni alcune preferenze didattiche degli studenti, potevano anche cambiare. Situazioni di carenza di aule per gli Istituti sono armai diventati un dato ormai consolidato all'inizio di ogni anno scolastico, in molte zone della marca trevigiana.

Abbiamo  l'idea di portare ad un confronto l'Assessore alla Edilizia Scolastica provinciale e la Direzione didattica dell' Istituto superiore del Liceo Berto, per evitare di limitare   il numero  delle iscrizioni alla prime classi, come è avvenuta per questo anno. Un fatto che lede anche la possibilità di molti giovani  della città di studiare nel proprio comune di residenza e di dover per forza andare ad altri licei  in altri comuni, con un aggravio anche dei costi ( trasporti ed altro) a carico di molte famiglie. Limitando anche di fatto la libertà di altri studenti   provenienti da altri comuni di poter scegliere liberamente dove poter studiare.

Interrogazione (art.54 del Regolamento del Consiglio Provinciale )
Premesso che :

Il Liceo “ Berto “ di Mogliano Veneto è una struttura scolastica che svolge il ruolo di accogliere molti studenti del territorio a sud di Treviso, la cui scelta è rivolta verso i seguenti percorsi didattici (Scientifico, Classico, Linguistico, Scienze Umanistiche.)
La struttura è ora composta di trentasette classi, di cui cinque di queste sono provvisoriamente ospitate presso il centro polifunzionale, presso la Parrocchia di Mazzocco e il numero degli studenti è arrivato a circa 940.

Visto che:

Sono quasi quindici anni che si parla di un  possibile ampliamento della struttura scolastica, ma sembra che mai nessuna risposta esaustiva sul tema,  sia stata mai data da questa o dalle precedenti amministrazioni provinciali.

Considerato che:

A causa di questa mancanza di spazi sufficienti a raccogliere le esigenze formative e didattiche del territorio del Comune di Mogliano Veneto, si è dovuto ricorrere da parte della Direzione dell’istituto al blocco delle iscrizioni, non permettendo a circa 100 nuovi studenti di iscriversi.

Il Sottoscritto Consigliere Provinciale chiede:

Come quest’Amministrazione Provinciale, intende adoperarsi per far fronte a questa situazione, di evidente mancanza strutturale.
Di iniziare anche a prendere in considerazione, dopo aver sanato la situazione del Liceo, la possibilità di creare un  polo scolastico unico  presso il Comune di Mogliano Veneto, per permettere di soddisfare l’esigenza di spazi di tutte le scuole (comprese quelle dell’obbligo) presenti nel territorio comunale.

Luigi Amendola



mercoledì 26 giugno 2013

Il Polo scolastico di Castelfranco Veneto: è arrivato il momento delle risposte concrete



Sono troppi anni che la città di Castelfranco Veneto in fatto di edilizia scolastica superiore, lamenta evidenti carenze strutturali e di non idoneità di alcuni luoghi dove si studia.
Il caso non proprio esemplare dei container del Liceo " Giorgione " dove sono ammassati numerosi studenti da diversi anni, è ormai diventato quasi fastidioso anche nel solo scriverlo.
La Giunta Muraro ha solo continuato a perseguire nella politica di affrontare l'emergenza anno dopo anno che poi è quella di provvedere a spostare alunni, personale docente e non da una parte all'altra della città, reperendo aule disponibili all'ultimo momento.Oppure invitare i dirigenti scolastici ha fermare le iscrizioni alle prime classi superiori di alcuni istituti.Cosa che onestamente a noi appare anche lesiva della libertà degli studenti di poter scegliere il percorso formativo a loro più consono sia in termini strettamente educativi, ma anche in quelli territoriali .
Ogni individuo può e deve poter studiare dove vuole e con chi vuole.
Nel concreto alla fine non sono arrivate mai delle risposte certe e durature e che potessero finalmente porre il polo scolastico di Castelfranco Veneto, in fatto di scuole all'altezza dello standard medio provinciale.
Solo annunci da parte dell'Assessore alla Edilizia Scolastica provinciale oppure dello stesso Presidente Muraro, che si era o si stava risolvendo il problema.
Vogliamo ricordare che, la popolazione scolastica degli istituti superiori della città supera i 5500 studenti che sono all'incirca il 18% dell'intera popolazione scolastica.
Negli ultimi 10 anni sono state però destinate solo il 6 % delle risorse da parte della Provincia di Treviso sul capitolo edilizia scolastica all'area della castellana.
Invece di reperire le risorse necessarie si è andato a ridurre con il tempo ad esempio alla chiusura del Convitto femminile.
Su questo fronte invece noi ribadiamo la necessità della presenza di un Convitto nell'area, in quanto esso svolge anche un significativo ruolo sociale, considerato che riesce a contenere le difficoltà di molte famiglie lontane che possono anche permettersi di far studiare i propri figli, senza ulteriori costi onerosi che non potrebbero sostenere.
E' necessario valorizzare il Convitto e ne difenderemo la sua esistenza.
Sul tema centrale Liceo "Giorgione", ISISS "Nightingale" ( palestra compresa) chiediamo che sia data una immediata risposta, attraverso il completamento del progetto iniziale riferito al Nightingale con la realizzazione di 25 aule che possano anche contenere in via transitoria gli studenti del Liceo
Noi vogliamo che nessuna altra area verde sia toccata per questo scopo.
Anche l'Istituto Alberghiero " Maffioli" e l'Istituto Agrario " Sartor", presentano evidenti lacune strutturali e ad esse si devono dare tutte le risposte concrete.
Come Gruppo Consigliare ci siamo impegnati a convocare una commissione provinciale sul tema, che veda coinvolti in prima persona l'Assessore Provinciale all'Edilizia Scolastica insieme agli studenti e le loro famiglie e ai docenti e non degli istituti scolastici superiori di Castelfranco Veneto per cercare di avviare un dialogo tra le parti che però sia questa volta risolutivo e concreto.
Di annunci e di promesse, ci siamo onestamente stancati, ma non solo noi che sarebbe il minimo, ma tutta la città che chiede a gran voce la fine di questa lunghissima storia, che appare onestamente grottesca e dove la Giunta Muraro, ha manifestato tutte le sue grandi lacune.



domenica 14 aprile 2013

ASCOPIAVE non deve essere legata alle beghe della Lega




La Lega non è la proprietaria del futuro economico del nostro territorio e sopratutto l'operazione che è descritta oggi sulla stampa deve essere trasparente e spiegata ai cittadini e ai sindaci in modo chiaro e diretto. A tal proposito chiederemo anche un pronunciamento ufficiale tramite presentazione di una mozione in merito in Consiglio Provinciale per conoscere e garantire il futuro di Ascopiave che è una azienda sana e non capiamo il perché deve essere incorporata all'interno di una altra Azienda ( AGSM di Verona ) che vanta quasi 300 milioni di debiti verso le banche e quindi non sana ed il tutto a svantaggio della Comunità Trevigiana andando a sopperire alla mala gestione operata dalle Amministrazioni di un altro territorio.
Desideriamo porre all'attenzione dei Sindaci Trevigiani il problema perché è assolutamente necessario che ogni operazione che, tramite i comuni consorziati in ASCOPIAVE, veda partecipi i cittadini che poi sono indirettamente i proprietari della società stessa.

Asco, la battaglia finale «Tosi la riempirà di debiti»

Lega nella bufera: nel giorno del direttivo regionale padano in cui Flavio Tosi dovrà prendere atto delle dimissioni di Giorgio Granello - segretario trevigiano sfiduciato dai bossiani - e commissariare la Marca, scoppia la bomba Ascopiave, ossia il tentativo del leghisti maronian tosiani veronesi di conquistare il colosso del gas di Pieve di Soligo, guidato con il presidente Zugno dai lealisti bossiani. Maronian tosiani che nella Marca fanno appunto riferimento a Granello.
A gridare allo scandalo è Enrico Quarello, ex segretario del Pd oggi nel consiglio di amministrazione di Ascopiave. Il suo timore? Che Tosi voglia portare a segno la fusione tra Ascopiave e la veronese Agsm, società carica di debiti: «Dietro i finti buoni propositi di Tosi di costruire un polo veneto delle multiutility», dice Quarello, «c’è l’obiettivo di utilizzare il patrimonio finanziario di Ascopiave per risolvere problemi altrui. Con la disastrosa conseguenza di spostare fuori Treviso il luogo decisionale e quindi la forza di Ascopiave come azienda del territorio e dei suoi cittadini, ammazzando le disponibilità finanziarie che oggi sono una grande risorsa per i Comuni trevigiani soci, sotto forma di dividendi». Ecco perché, sostiene sempre Quarello, Granello ha proposto ai ribelli bossiani per ritirare le proprie dimissioni una piattaforma comune - subito rigettata - in cui si parla di «portare trasparenza» nelle partecipate, Ascopiave in testa. A lanciare per primo l’allarme sull’intenzione dei veronesi di espugnare Ascopiave, confermando voci che circolano da tempo, è stato però un articolo di Nordesteuropa, in cui si ricorda che Tosi è stato il principale sponsor della nuova società 2V Energy, nata da Agsm di Verona e Aim di Vicenza, che hanno dato vita a una newco per l’acquisto di gas ed energia pronta a espandersi. Dove? Nel Polesine, dove Asm Set è la partecipata della spa del Comune di Rovigo che ha il 51% delle azioni, mentre il resto è in mano a Ascopiave. Ma Rovigo vorrebbe vendere.
Un panorama fatto di soldi e potere, imperniato nella guerra tra bossiani e maronian tosiani. Ecco perché a Quarello puzza di bruciato la recentissima uscita di Granello, fidato di Tosi ma anche di Maroni, che ieri gli ha telefonato per dirgli di tenere duro contro i bossiani: «guarda caso», Granello ha attaccato il presidente di Ascopiave Fulvio Zugno, lealista bossiano, criticando i compensi in Asco e la gestione.
Un attacco, secondo Nordesteuropa, «che in realtà nasconde la contrarietà di Zugno a un concambio di azioni tra Ascopiave e la veronese Agsm, che registra nel bilancio 2011 ben 287 milioni di debito verso le banche». E quindi «i numeri» darebbero ragione alla resistenza dei lealisti bossiani contro la fusione con Verona, caldeggiata dai maronian tosiani. Ma Tosi ha una precisa strategia in testa: il leader veneto della Lega e sindaco di Verona ritiene che la guerra in atto nel settore delle multiutilities potrebbe marginalizzare i gruppi pubblici veneti, troppo frammentati, vedi il caso di Acegas acquisita da Hera, che dimostra la gracilità del fronte veneto. Eppure dopo la nascita di Edipower, le aziende medio-piccole sono destinate a essere incorporate dai big: Mediobanca, ad esempio, vuole creare una super utility del Nord. E Ascopiave? Per Tosi la sua mono-vocazione per il gas sarebbe un limite. Tosi è dunque convinto che le multiutilities venete si debbano rapidamente integrare tra loro, quindi fondersi con il polo lombardo di A2A e quello piemontese di Iren. Zaia, Da Re, Gobbo e Zugno vogliono invece usare Ascopiave «come un bancomat» - sono parole di Da Re - per i Comuni. Al massimo, potrebbe essere alleata di Eni. Due posizioni opposte ma con lo stesso fine: comandare per smistare una valanga di soldi.

dalla Tribuna di oggi 

venerdì 5 aprile 2013

Il grande spreco della Giunta Muraro: Villa Dariol torna ai privati



 
Grande fallimento della Giunta Provinciale di Treviso. Villa Dariol,donata alla Provincia perché la destinasse a scopi sociali, ritorna ai proprietari perché in otto anni la Giunta è stata incapace di trovare una soluzione.
La Provincia ha ricevuto in donazione nel 2004 (perfezionata nel 2005) un complesso immobiliare a Rovarè di San Biagio di Callalta,denominato Villa Dariol e composto da una villa di tre piani di metà '800, un mulino, due edifici residenziali, un barco e tre stalle. La donazione, come da volontà testamentarie del sig. Dariol, era subordinata al fatto che la Provincia trovasse per il complesso un utilizzo a fini sociali: in particolare prevenzione, cura e studio in campo oncologico e interventi assistenziali, educativi e riabilitativi per anziani e disabili.
Nel corso di questi anni, la Provincia solo nel 2009 arriva alla stipula di una concessione trentennale in favore di due associazioni, con lo scopo di sistemare il complesso (1.972.500 euro per il restauro), insediarvi delle famiglie disposte a risiedervi condividendo degli spazi comuni, e affiancarvi una struttura di accoglienza per disabili e a minori e persone con disagio sociale, con la prospettiva di ospitare in futuro istituti per l'assistenza di malati terminali.Nel 2011, si apprende solo ora, la parte sociale del progetto viene meno, e con essa la disponibilità della vedova del donatore a un progetto che non comprenda le finalità volute dal marito.
La Giunta non informa di questo il Consiglio Provinciale e cerca inutilmente l'intervento della Regione.
A questo punto, scaduti i 7 anni che il donatore aveva dato di tempo alla Provincia per realizzare il progetto, lunedì scorso la Giunta ha deliberato la restituzione agli eredi del complesso immobiliare.
Tramonta così una opportunità che la Provincia si è dimostrata del tutto incapace di cogliere per realizzare una struttura a sostegno di quella parte di popolazione che oggi viene anche vessata dai continui tagli che il Governo e la Regione intendono effettuare a carico dei servizi. Una gestione fallimentare della vicenda, che la Giunta ha inteso gestire in proprio ed evidentemente senza la capacità di coinvolgimento e di coordinamento dei tanti possibili interlocutori che potevano essere convocati per la realizzazione del progetto sociale pensato dal donatore. Non si poteva forse, in questi otto anni, cerca un coinvolgimento di Fondazione Cassamarca, prima che la crisi le svuotasse le casse ? Non avrebbe fatto meglio la Provincia a cercare il maggior coinvolgimento pubblico possibile di Enti e Associazioni, anziché gestire le cose in incontri privati, evitando anche il coinvolgimento dell?Assemblea elettiva che rappresenta i territori e i cittadini trevigiani ? Il rammarico è che a pagare questo fallimento sarà la collettività trevigiana, alla quale è stata tolta una possibilità che le era stata generosamente offerta.
 

giovedì 28 marzo 2013

Vendita Azioni SAVE S.p.A.

Nella  1° commissione consiliare permanente di oggi ( Patrimonio ) sarà discussa la vendita della quota delle Azioni della SAVE S.p.A. posseduta dalla Provincia di Treviso . Una quota azionaria consistente in circa 458.944 azioni corrispondente a circa lo 0,89 % dell'intero capitale sociale della Società che gestisce tra l'altro gli Aeroporti di Venezia e Treviso .
La proposta della giunta che oggi verrà portata in discussione , sarà oggetto anche di un punto all'Ordine del Giorno del prossimo Consiglio Provinciale previsto per il giorno 3 Aprile p.v..
E' nostra intenzione chiedere che il ricavato da questa vendita azionaria sia utilizzato in parte , per creare le risorse economiche necessarie per la costituzione del Fondo di Micro credito e  di un Fondo Anti crisi. per una somma complessiva di 1.500.000 euro da destinare  come un concreto aiuto alle famiglie , agli studenti , ai piccoli imprenditori e a tutte le persone che in questo momento sono in uno stato di evidente disagio economico.
Questa proposta nasce dal documento che abbiamo già presentato all'Assessore al Lavoro Michele Noal, come nostra proposta per affrontare il disagio sociale anche a causa della crisi economica ,nella Provincia di Treviso .
Desideriamo anche cercare di lasciare ancora una piccola quota azionaria della Società SAVE S.p.A. in possesso dell'Ente , in quanto la presenza di un parte pubblica seppur minima , consentirebbe a tutti i cittadini trevigiani , di avere un più facile accesso anche attraverso l'attività dei singoli Consiglieri Provinciali , a tutti i futuri sviluppi dell'Aeroporto Canova di Treviso .
Noi porteremo queste due proposte in commissione , sperando che vengano accolte dalla Giunta Provinciale. In ogni caso cercheremo di portare avanti lo stesso le nostre proposte per affrontare il disagio sociale , cercando a quel punto di porre degli emendamenti al Bilancio della Provincia di Treviso.