sabato 28 giugno 2014

La PaTreVe : tanto potere in mano di pochi


Da molto tempo si parla di PaTreVe, una nuova unione di territorio che dovrebbe comprendere le Province di Treviso, Venezia e Padova. Qualcosa di unico nel suo genere, in tutto il nostro paese.
Già questo dovrebbe porre delle domande a qualcuno. Un territorio vasto come metà della Regione Veneto, che dovrà occuparsi di grandi temi come lo sviluppo economico, la costruzione di strade, di ponti, di pianificazione urbanistica, di valorizzare il territorio e della sua tutela. Insieme alla gestione del trasporto pubblico urbano ed extraurbano. Insomma un ente amministrativo enorme. Tutti o quasi si stanno esprimendo con fervore a questa nuova soluzione di governo del territorio, dimenticandosi però di una cosa fondamentale. In questa nuova macchina amministrativa che potrebbe gestire risorse per centinaia di milioni di euro per conto dei cittadini, sono proprio questi ultimi che mancheranno nella loro gestione. Infatti, nessuno si sta ponendo seriamente il problema della partecipazione democratica, nell’amministrazione di questo nuovo ente territoriale.
Le nuove riforme dell'attuale governo stanno svuotando rapidamente le istituzioni di tutta la rappresentanza elettiva. Come se questa fosse la " sola " causa del malgoverno del paese. Nessuno si pone invece il problema contrario. Certamente negli ultimi anni siamo stati malgovernati ed anche male amministrati, ma questo forse è stato causato da scelte sbagliate e non da come sono composte le istituzioni. Bisogna fare molta attenzione nel porre nelle mani di poche persone, un grande potere.
Certo i Sindaci (che saranno l'assemblea del nuovo ente) e che dovranno gestire la PaTreVe, saranno pure capaci, ma ricordiamoci che gli stessi sono stati eletti , per il solo ambito del loro comune e con un mandato elettorale e del cittadino ben preciso e circostanziato. Non si capisce il perché essi si dovrebbero occupare anche di questioni che non appartengono al loro comune. Ormai si sta perdendo il concetto della rappresentanza democratica. Tu cittadino, ti scegli chi ti deve rappresentare per ogni livello istituzionale, e a lui chiedi spiegazioni di quello che ha fatto nel suo mandato elettorale. A lui chiedi trasparenza e disponibilità nell'affrontare temi e problemi che ti riguardano e che riguardano il territorio in cui vivi, e chiedi delle risposte. Invece con questo nuovo processo amministrativo, si tende a fare perfettamente il contrario. I grandi poteri economici, come Unindustria (la più favorevole alla PaTreVe) detteranno, di fatto, le condizioni a lei più utili, nella gestione politica del nuovo ente e sicuramente con il solo scopo di produrre profitto per le aziende a lei associate. E' un pericolo che nessuno sta ponendo seriamente in considerazione e questo ci preoccupa.
Non pensiamo che chi vede il nostro territorio come fonte di guadagno, possa ad esempio considerarne anche un suo sviluppo equo e sostenibile.
Consideriamo ora anche l'aspetto della rappresentanza.
Noi abbiamo già delle Consorziate o Società gestite direttamente dai comuni. Un esempio è l'Ascopiave, che è una Holding che gestisce il gas e non solo per tutto il nostro territorio. La sua governance è in mano ai partiti maggiori, che nelle stanze chiuse, si dividono i membri del suo consiglio di amministrazione. Sfidiamo chiunque a conoscere i nomi di chi è seduto nella stanza dei bottoni di questa grande società. La cosa è semplice, perché essi sono nominati e non eletti e quindi il cittadino è escluso, di fatto, nella scelta, non ne è nemmeno a conoscenza della sua esistenza. Inoltre lo stesso non partecipa alla sua gestione in nessun modo, pur "subendone" le scelte.
Siamo preoccupati per l'estrema facilità con cui si tende ora ad affrontare un tema così delicato e importante che ci riguarda da vicino e che si chiama amministrazione del territorio. 
Non capiamo perché si continua a sottovalutare il problema della rappresentanza democratica nelle istituzioni, continuando a eliminare tutti i processi elettivi, trasformando gli enti territoriali, in sole rappresentanze di secondo livello. Dimenticandoci che così i cittadini saranno sempre più lontani, dalla " cosa pubblica" e si sentiranno estranei dalla vita poltica. Se poi questo è lo scopo, iniziamo seriamente a preoccuparci tutti quanti.
Infine, se si deve mandare a casa il malgoverno della Lega, è più coinvolgente e sicuramente più bello, farlo con i cittadini accanto, che pongono nelle tue mani la loro speranza di cambiamento. Senza dover usare " fantasiosi" processi di ingegneria istituzionale, in cui pochi o nessuno ne riesce a capire la loro utilità vera.


domenica 22 giugno 2014

Le priorità di Renzi, non sono quelle che chiede il paese


In Italia il 10% più ricco della popolazione guadagna un reddito superiore a quello del 10% più povero e la forbice non fa che allargarsi. La gravità della situazione, che peraltro rispecchia quanto avviene in altre economie (a testimonianza delle distorsioni provocate a livello globale dal sistema economico e non corrette dai governi), emerge dalle ricerche dell’OCSE sul periodo 2011-2012 e i dati sono riconducibili al tasso di povertà relativa, passato dall’11,9% al 12,6% nel quinquennio 2007-2011.

È stato stimato che i benestanti nel Bel Paese detengono ben il 24,4% del reddito nazionale disponibile, mentre il 10% dei meno abbienti ne detiene solo il 2,4%. La forbice, fanno sapere gli analisti dell’OCSE, è destinata ad allargarsi se non si provvede a rimediare questa disuguaglianza attraverso una nuova politica dei redditi e delle fasce di contribuzione. Inoltre il divario è ancora più marcato tra il 20% più ricco della popolazione giacché nel periodo esaminato, 2011-2012, esso ha incamerato il 39,3% del reddito nazionale disponibile. Le classi più svantaggiate, circa il 30%, si sono fermate a un misero 7,1%. La differenza perciò è di oltre 30 punti percentuali.

Il rischio di povertà relativa per gli anziani, cioè dai 62 anni in poi, si è ridotto, ma al contempo è aumentato quello per le fasce più giovani della popolazione: uno sbilanciamento inaccettabile.
Perché questa disparità? La risposta è sempre la stessa: l’avere o meno un’occupazione fissa. Chi ha lavorato almeno fino al 1995 ha una pensione che gli permette di vivere dignitosamente. I giovani italiani sono costretti a ritardare, per le assurde leggi in vigore, l’ingresso con un’occupazione stabile nel mercato del lavoro. Entrando in ritardo, l’età della pensione si allontana sempre di più. Inoltre, con le leggi approvate negli ultimi 12 anni, l’età pensionabile si è allontanata nel tempo.


E in questo periodo Renzi e il suo Governo hanno pensano a tutto meno che a redistribuire la ricchezza.
Unico provvedimento  a favore dei lavoratori, il bonus fiscale degli 80 euro. Un bonus fiscale  che non interviene concretamente per ridurre il divario tra la povertà e la ricchezza.
Infatti, sono stati esclusi sia i disoccupati che i pensionati, insieme a chi ha un reddito inferiore agli 8 mila euro lordi. Ancora più imbarazzo crea vedere da dove sono state prese poi le risorse per finanziare questo provvedimento.
Circa 3 miliardi di euro, infatti, sono recuperati da tagli agli enti territoriali. Tutto questo si ripercuoterà in costi maggiorati per tutti i servizi gratuiti ai cittadini.
Insomma, meno risorse per strade, scuole, sanità, trasporti pubblici e altro e per tutti i cittadini, siano essi ricchi o poveri.
Inoltre, da quando Renzi si è insediato e con esso tutta la giovane generazione dei renziani, le priorità affrontate sono ben lontane da quello che chiede il nostro paese : riforma degli Enti Locali, finanziamento pubblico ai partiti, riforma del Senato, legge elettorale. Tutti deliberati governativi che non hanno nulla a che vedere con ciò che sta chiedendo il Paese. Con una disoccupazione a due cifre che è fra le più alte d' Europa, con un divario tra ricchi e poveri spaventoso.
Se ci aggiungiamo il famigerato Decreto sul Lavoro, che, di fatto, rende stabile la precarietà e non il lavoro, tutto quest’alacre renzismo ha il sapore della beffa se non dell'inganno.
Una specie di populismo di Sinistra.
Dove tutto si promette, con molta superficialità, dove tutto appare veloce e scintillante (le famose slide), ma che poi, alla fine, si  traduce in una svolta di autoritarismo, che di fatto si personifica nel leader Renzi. Che fa della sua popolarità personale, la sua arma per rendere impossibile qualunque tipo di pensiero diverso.
Se  gli si dice no, sei contro il paese.
Non è vero, perché continua ad esistere un pensiero diverso, un pensiero di sinistra, che si chiama porre lo stato sociale, i diritti e le libertà, al centro dell'azione politica.
Ad esempio, perché non iniziare a parlare seriamente di reddito minimo garantito?
Perché non si smette una volta per tutta di seguire le politiche di austerity indicate dall’Europa, e non s’inizia seriamente ad attuare delle serie politiche di redistribuzione della ricchezza:?
Perché non iniziare a pensare a una patrimoniale per i patrimoni che superano un milione di euro?
Perché non si smette di continuare a finanziare delle inutili e costosissime opere pubbliche (Tav, Mose) e non si decide ad esempio di destinare le stesse risorse allo stato sociale di tutti i cittadini?
Perché non si riducono le spese militari? Ricordiamoci che in Italia spendiamo un milione di euro al giorno solo per tenere insieme una inutile e costosissima macchina di guerra!

Diamo spazio a questo nuovo tipo di pensiero, che forse si può chiamare anche Sinistra di Governo. Vedere il paese che ci circonda, con uno spirito diverso, ma soprattutto con delle priorità diverse. Dove si deve puntare sul rilancio del lavoro (vero), dove si devono attuare delle politiche strutturali per lo stato sociale. Dove si devono porre le libertà individuali e i diritti di tutti al centro e non certamente all'ultimo posto. Dove si deve mettere la salvaguardia del nostro territorio e la sua messa in sicurezza, come una delle opere pubbliche più urgenti da realizzare.
Questo è anche governare un paese, ma da sinistra veramente.

mercoledì 30 aprile 2014

Tavolo permanente sulle mafie e criminalità organizzate

La commissione statuto della provincia riunitasi ieri, ha dato su nostra iniziativa il via libera all’istituzione di un tavolo permanente sulle mafie e criminalità organizzate.

Questa proposta, semplice dal punto di vista formale ma impegnativa dal punto di vista etico, e' inserita da mesi nell'agenda politica di Sinistra Ecologia e Libertà.

Dal 2012 infatti stiamo denunciando che  le infiltrazioni mafiose sono un fenomeno  presente anche nel nostro territorio e questo e' tristemente agevolato dalla crisi economica che attanaglia tutte le aziende e soprattutto le piccole sono più vulnerabili a questo tipo di fenomeno.
Calano le vendite, cala la produzione, si innalza il bisogno di avere denaro contante per far fronte e a spese e pagamenti, si rischia il fallimento: questi sono tutti fattori su cui le criminalità organizzate puntano ed hanno imparato a mettere gli occhi, in maniera che l'imprenditore in difficoltà si senta preso per la gola e diventi facile preda di questo modello mafioso più moderno,  che sta lentamente falsando la nostra economia locale.
Chiaramente attraverso questi sistemi meno sanguinolenti e quasi invisibili,  le mafie hanno mano libera per poter reinvestire e riciclare i proventi delle attività criminali più classiche, come il racket e l'usura.
Anche l’audizione della commissione antimafia, tenutasi  a Venezia nel 2013, ha denunciato  la presenza di cosche mafiose nel Veneto nella stesura del suo rapporto.
Per questi motivi  è nata la nostra  idea di promuovere la nascita di un tavolo permanente sulle mafie e criminalità organizzate.

Una azione utile che riteniamo per promuovere la cultura della legalità e la lotta alle mafie e da tempo ha visto ( anche e soprattutto attraverso il nostro impulso) la provincia di Treviso e' attiva su questo fronte fronte.

Infatti già nel marzo 2012 il Consiglio Provinciale aveva approvato il “ protocollo sulle legalità”  con cui si era proceduto alla adesione da parte della nostra provincia all' Associazione “ Avviso Pubblico” che riunisce i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni impegnati a diffondere i valori della legalità e della democrazia contro le mafie.
In tal senso si era ritenuto di dare sostegno anche alla Associazione “ Libera” nata proprio con lo scopo di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e per promuovere la legalità e giustizia.

"Avviso pubblico" e "Libera" saranno il vero motore del “ tavolo permanente” ed a loro chiederemo l’effettivo sostegno ed un piano di elaborazione per coadiuvarci nelle attività.
La loro collaborazione sara' preziosa ed unica perché conoscono tutte l’informazioni necessarie a comprendere la situazione e hanno la capacità e la tecnica per divulgare ai cittadini tutte le notizie necessarie  per conoscere il fenomeno delle mafie e quello delle criminalità organizzate.


martedì 15 aprile 2014

No alla chiusura del Convitto del Maffioli, si al rilancio del polo scolastico a Castelfranco

Dopo l’approvazione del Decreto Delrio che non abolisce le province come sbandierato ai 4 venti, ma le svuota unicamente della democrazia elettiva per i cittadini, la provincia di Treviso  sarà  l’unica in tutto il Veneto a rimanere “ in vita” fino al 2016, sua scadenza naturale.Questo inevitabilmente  ci porta a continuare fino alla fine e senza diminuire l'attenzione gli impegni presi con il mandato elettorale del
2011 per i cittadini che hanno scelto di votare Sinistra Ecologia Libertà e non solo.
Non abbiamo  mai trascurato le segnalazioni che ci giungevano dal territorio e su questa strada vogliamo continuare.
In particolare seguiamo da anni il problema della Edilizia Scolastica nella nostra provincia.
Nel nostro territorio purtroppo, abbiamo ricevuto in eredità dalle precedenti amministrazioni molte  carenze strutturali  che colpiscono soprattutto il polo scolastico superiore della castellana: Il liceo Giorgione e l’Istituto Alberghiero Maffioli sono le situazioni più difficili in questo caso.
Non dimentichiamo comunque il Liceo Duca degli Abruzzi  di Treviso, il turistico alberghiero Beltrame a Vittorio Veneto, solo per fare alcuni esempi e non l'ennesimo elenco telefonico delle opere incompiute: stiamo
parlando  di Istituti che coinvolgono migliaia di studenti, centinaia di insegnanti e operatori scolastici.
C'è da sottolineare che anche l'attuale amministrazione non si è sprecata troppo in materia e ha un'idea molto soggettiva ed interessata del concetto dii "priorità".
Renzi proprio a Treviso promise ai sindaci che incontrò di porre la scuola al centro delle priorità del suo nuovo governo, ma ad oggi, spente le telecamere e continuato il tour, non ci sono novità e disponibilità
economiche tangibili per sgravare i problemi delle nostre scuole.
(In passato abbiamo convocato 3  commissioni provinciali ad hoc per denunciare le carenze segnalate da studenti, insegnanti ed operatori degli istituti scolastici superiori, che lamentano carenze di spazi per la
didattica, aule fatiscenti e edifici malandati.) .Durante l'ennesima ed ultima commissione da noi chiesta espressamente per conoscere in modo preciso di quante risorse economiche disponesse la
provincia  per rendere a norma sicure e sufficientemente capienti le nostre scuole, ci è stato comunicato che ad oggi la provincia ha previsto per il momento di destinare solo 2 milioni di euro per il settore edilizia
scolastica.
Briciole,  visto che la spesa necessaria solo per la messa in sicurezza e il totale adeguamento degli spazi necessari  e' di circa 35 milioni di euro. Se dovessimo considerare di risolvere  tutte le richieste degli istituti scolasti in modo completo, la somma totale supera i 140 milioni di euro.
La distanza tra le esigenze reali e ciò che può e vuole offrire chi ci amministra  è  siderale. Mancherebbero all’appello “ appena “ 33 milioni di euro.
Al momento,  dopo un ultimo incontro che abbiamo organizzato proprio a Castelfranco con la partecipazione del nuovo assessore provinciale all’edilizia scolastica Bonesso,  di buone notizie non ce ne sono.
Anzi, ne abbiamo avute di brutte, come la volontà di chiudere il Convitto del Maffioli, per far posto agli studenti dello stesso Istituto con nuove aule: in  poche parole il Maffioli  si sabota e mangia se' stesso, non
proprio la risposta attesa dai cittadini di Castelfranco.
Tra le altre cose, questa situazione non tiene minimamente in delle conto delle richieste del territorio: per molte famiglie il Convitto è un luogo con un'importante  valenza sociale ed educativa e che prepara ad un lavoro con un alto grado di socialità e di scambi personali.
A maggior ragione ci appare illogica la costruzione di una nuova palestra per la modica cifra di 1 milione e 700 mila euro a Motta di Livenza, fatto già  denunciato sulla stampa locale  in quanto non è di alcuna priorità,  ma forse l'ultima regalia dell'assessore provinciale Speranzon ai propri elettori.
Già è' stato concesso un ampliamento per il Liceo Berto a Mogliano, che non e' certamente una emergenza scolastica, ma probabilmente tiene in buon conto che Mogliano Veneto è la città di Muraro, il,quale  vorrà lasciare un buon ricordo ai suoi concittadini come ultimo presidente della provincia.
Non ci fermeremo comunque nel mantenere alta la nostra attenzione sulle scuole della provincia e su Castelfranco in particolare, perché è giusto che una città che ha una importante offerta formativa sul territorio, abbia anche  strutture all'altezza.
Se poi dobbiamo considerare  quanto poco si è investito in termini economici a Castelfranco  in rapporto ad altre realtà del trevigiano, e'proprio ora che la giunta provinciale metta mano al portafoglio.




mercoledì 9 aprile 2014

Villa Albrizzi Franchetti è un bene comune




E’ primavera e tante cittadine e cittadine approfittano delle belle giornate per visitare e godere delle bellezze naturali e artistiche delle quali il nostro territorio è fortunatamente ricco. Ma alcune realtà restano inspiegabilmente chiuse, quando invece potrebbero essere elementi di qualificazione e attrattività del territorio. Basta passare per il Terraglio per rendersene tristemente conto e vedere come sta messo un complesso che per la sua importanza storica, artistica e naturalistica, è un patrimonio di tutti  e come tale dovrebbe essere gestito e custodito. Quello di Villa Albrizzi- Franchetti.
Perché Villa Albrizzi-Franchetti non è aperta al pubblico ? Perché un compendio ricco di storia e di bellezza, di proprietà pubblica, deve essere sottratto alla fruizione della cittadinanza ?  Il complesso della villa, che sorge a Trovaso di Preganziol affacciandosi sulla statale, appare invece in stato di abbandono. Una luminaria con la stella cometa fa bella mostra di sé nella facciata di uno degli edifici, la vegetazione pare destinata a mangiarsi la vista delle splendide architetture della villa e delle due barchesse, non si sa se venga garantita la necessaria manutenzione per evitare un progressivo degrado delle strutture e delle opere d’arte che vi sono contenute.
E a che punto siamo con il progetto di portarvi lì una sede universitaria specializzata in moda e design e di creare un polo culturale di valenza interprovinciale, come promesso da Provincia e Fondazione Cassamarca quando, oltre tre anni fa, venne stipulato un protocollo di intesa con il quale la Provincia, che è proprietaria dal ’71 della villa, concedeva il complesso in concessione a Cassamarca per trent’anni, in cambio dell’impegno ad aprire entro 5 anni dall’accordo una sede universitaria ?
Sinistra Ecologia Libertà, tramite una interrogazione sarà presentata oggi in Provincia e rivolta al presidente Muraro, intende fare chiarezza su queste questioni e porre il tema di una eventuale revoca della concessione, laddove si verifichi che Fondazione Cassamarca ha cambiato idea sulla sede universitaria, o non sia in grado di garantire la corretta manutenzione e la fruizione pubblica del complesso per le quali si era impegnata.
Sentiamo dire fin troppo spesso che la vera ricchezza dell’Italia è il suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Aggiungiamo che questa ricchezza esiste grazie alla cura e alla tradizione conservativa del nostro paese, e che sono oggi a rischio. Quella cultura della conservazione pubblica che chiediamo alla Provincia di dimostrare riguardo a Villa Franchetti, bene comune dei trevigiani e dell'Italia.

ecco il testo dell'interrogazione:
http://www.provincia.treviso.it/Engine/RAServeFile.php/f/Consiglieri/0000_000000000000416_2014_0038087_000.pdf

mercoledì 26 marzo 2014

La Lega nord degna alleata della figlia di Le Pen



Può una provincia di 900.000 abitanti entrare in crisi per l’arrivo di 40 profughi ai quali dare un letto ? evidentemente no. Se li si volesse distribuire sul territorio,  uno per comune, non basterebbero a coprire neanche la metà dei comuni trevigiani.

Che la questione, in sé minima, tenga invece banco nel dibattito pubblico, dimostra l’atteggiamento ancora poco sereno, quasi al limite della fobia, rispetto all’immigrazione che ancora domina dalle nostre parti.

Non esiste nella realtà alcun problema vero, reale  e concreto nell'ospitare questi profughi. Nessun costo a carico della collettività trevigiana, nessun lavoro da " derubare" ai veneti. Solo pura e mera speculazione elettorale sulla pelle di poveri cristi.

Il caso dunque è tutto politico: la Lega punta a riacquisire il consenso che ha perso rispolverando il cavallo di battaglia del “dagli allo straniero”. Quel cavallo di battaglia che ha consentito a quel partito di costruire una macchina da soldi da investire in Tanzania, o in Albania per l’acquisto di lauree ai parenti e collaboratori del sovrano dei popoli del nord.

Non ci sono risorse sottratte al territorio o agli enti locali per destinarli all’accoglienza temporanea dei 40 profughi. E’ quindi demagogico contrapporre la situazione di disagio che vivono tanti trevigiani all’emergenza alla quale il Ministero dell’Interno, non sappiamo a dire il vero con quale strategia complessiva, ha scelto di rispondere distribuendo sul territorio nazionale gli immigrati scampati al naufragio. La sofferenza sociale che vive gran parte del paese non è causata da chi si imbarca su un gommone e, se non finisce in fondo al mare, spera di trovare una vita migliore e sfuggire a guerre, persecuzioni e povertà, ma da scelte politiche sbagliate portate avanti dai governi nazionali e dall’Unione Europea.

La Lega ricorda certamente l’arrivo dei profughi dalla Libia mandati dall’allora ministro dell’Interno Maroni, e quindi sa perfettamente di condurre una battaglia puramente propagandistica, fomentando paure e ostilità che non hanno alcuna base reale. In questo degna alleata del Front National della figlia di Le Pen, al quale è riuscita la successione dinastica che la magistratura ha reso impossibile al nostro Bossi.




domenica 9 marzo 2014

Ordine del Giorno su istituzione di un osservatorio permanente sulle mafie e criminalità organizzata




Il testo dell'Odg che presenteremo nel prossimo Consiglio Provinciale      


     “ Osservatorio permanente sulle mafie e criminalità organizzata “


Premesso che :
La Provincia allo scopo di promuovere la cultura della legalità e la lotta alle mafie, ha da tempo deciso di avviare azioni utili a contrastare e prevenire i tentativi di infiltrazione mafiosa e le altre forme di illegalità diffusa;

Il Consiglio Provinciale con Ordine del Giorno ha approvato all’unanimità nella seduta del 19 marzo 2012, il “ Protocollo sulle legalità” con cui si è proceduto tra l’altro alla adesione da parte della Provincia di Treviso alla Associazione “ Avviso Pubblico”, che riunisce i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni, impegnati a diffondere i valori della legalità e della democrazia contro le mafie e che in tal senso si è ritenuto di dare sostegno anche alla Associazione “Libera”, nata con lo scopo di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e per promuovere la legalità e giustizia e che coordina altre 1500 Associazioni e realtà locali che nei vari territori sono impegnate per costruire sinergie politico istituzionali;

Il Consiglio Provinciale ha deliberato in data 28 giugno 2012, l’adozione  di un codice etico chiamato “ Carta di Pisa” che impegna gli amministratori a svolgere l’attività di mandato evitando situazioni e comportamenti che possono nuocere agli interessi e all’immagine della pubblica amministrazione, anche in eventuali legami con l’illegalità diffusa.

Considerato che :

Esiste purtroppo un rischio di infiltrazione delle mafie nel nostro territorio, evidenziato dalla analisi molto dettagliata della Commissione Antimafia del 2013, che ha denunciato la presenza di cosche mafiose nel Veneto. Un pericolo grave nato anche a causa della crisi economica che purtroppo, sta colpendo il nostro territorio, che si è tradotta in un calo delle potenzialità imprenditoriali e nel fallimento di alcune aziende. Fatti che possono creare un possibile terreno fertile per la criminalità organizzata, che può inserirsi anche nelle nostre attività produttive in difficoltà attraverso le quali poter reinvestire e riciclare i proventi delle attività criminali oppure attraverso il racket dell’usura.  


Il Consiglio Provinciale chiede :

Al Presidente della Provincia e alla sua giunta di impegnarsi per la costituzione nella istituzione, di un “ Osservatorio permanente sulle mafie” che sia un possibile mezzo per cercare di contrastare il fenomeno, anche attraverso una attività di monitoraggio dello stesso e anche con la divulgazione di informazioni utili a prevenire il pericolo di infiltrazione mafiosa, avvalendosi a tal scopo della collaborazione delle associazioni “ Avviso Pubblico “ e “ Libera”.