domenica 26 maggio 2013

Un altro Piano Regionale dei Rifiuti è possibile

La Federazione Regionale di Sinistra Ecologia Libertà ha presentato entro il termine (21 maggio) delle osservazioni al Piano Regionale dei Rifiuti Urbani e dei Rifiuti Speciali adottato dalla Giunta Regionale, che continuerà il proprio iter in Consiglio Regionale.
Le osservazioni sono state presentate in due conferenze stampa, giovedì 23 a Verona e venerdì 24 a Treviso.
Il documento, redatto dall’arch. Vincenzo Genovese, oltre a formulare delle proposte di modifica del piano si pone come una sorta di contropiano, una proposta pianificatoria alternativa, che rigetta la logica dell’incenerimento che sottende al piano regionale e sposa l’obiettivo dei rifiuti zero.
Di seguito la sintesi del documento:
Piano Regionale dei rifiuti urbani e speciali adottato dalla Giunta Regionale del Veneto pubblicato sul Bur con il 21 maggio, è scaduto il periodo di 60 giorni per la presentazione delle osservazioni. Molti cittadini , comitati e enti locali hanno fatto pervenire in Regione migliaia di osservazioni.
Come SEL, dopo aver esaminato con attenzione il piano abbiamo elaborato un documento/osservazioni che sinteticamente illustriamo       e che si sostanzia in una proposta alternativa rispetto agli scenari prospettati dal piano al 2020:
1) Un piano ricco di dati e molto articolato nell’esaminare l’intero ciclo dei rifiuti regionali( dalla quantità prodotta al conferimento finale) ma che nella sua articolazione propositiva, attraverso gli scenari al 2020, ripropone lo sbocco finale per la chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso l’incenerimento e il conferimento in discarica, anche se previsto con minor quantità;
2) La proposta alternativa che noi indichiamo parte dalle nuove linee guide europee che privilegiano più il recupero della materia a fronte del recupero energetico e prospetta una nuova politica per la gestione dei rifiuti che ha come sbocco la strategia dei “Rifiuti Zero”, già adottata da molti comuni “virtuosi”;
3) Il calo della quantità dei rifiuti che si registra in quest’ultimo periodo non va visto come una “calamità” , frutto della crisi,ma come un inizio di cambiamento che conferma che il rifiuto è una risorsa e come tale non va sprecata. Lo scenario alternativo al 2020 prevede di raggiungere una produzione procapite anno di 360 Kg/ab/anno a fronte di una previsione di piano di oltre 420 Kg/ab/anno, riducendo in modo consistente il totale dei rifiuti urbani prodotti;
4) La quota di raccolta differenziata da raggiungere al 2020 dovrà arrivare all’80% a fronte della previsione del 70% ipotizzata negli scenari 1 e 1bis del piano regionale. Questo è possibile con l’allargamento del sistema “porta a porta” attraverso il quale molti comuni hanno già raggiunto percentuali superiori al 70%;
5) Il rifiuto residuo , a valle della raccolta differenziata , trattato con impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) dovrà essere finalizzato più al recupero di materia da riciclare e di produzione di manufatti finiti che alla produzione di CDR (Combustibile da Rifiuti) per alimentare gli inceneritori.  Questo è possibile se si favorisce il rinnovo e l’innovazione dell’impiantisca esistente;
6) Il percorso fino adesso indicato (riduzione dei rifiuti e aumento della raccolta differenziata e recupero di materia) rende inutile la previsione di nuovi impianti per l’incenerimento dei rifiuti come quello che s’intende realizzare a Verona (Cà del Bue),spacciato come ristrutturazione dell’impianto esistente con una potenzialità di 150000 tonn/anno; gli inceneritori attualmente in esercizio (Schio-Padova-Fusina(VE)) hanno una   potenzialità residua di rifiuti da trattare in grado di assorbire una eccedenza di rifiuti da incenerire rispetto alla quantità che già si  incenerisce;
7) Per le discariche si confermano, come previsto dal piano, la graduale dismissione e la progressiva riduzione dei rifiuti da conferire come si è registrato negli ultimi anni. La riduzione graduale si è resa necessaria per gli oltre tre milioni di metri cubi residui esistenti per la saturazione;
8) Infine il principio di prossimità , cioè smaltire i rifiuti nel territorio ove vengono prodotti, più volte citato nel piano, viene disatteso confermando di considerare l’intera regione come Ambito Territoriale Ottimale (ATO) per la chiusura del ciclo dei rifiuti (L.R. 52 del 31 dicembre 2012) e prevedendo per i futuri bacini territoriali (in fase di approvazione) la sola competenza di organizzazione e controllo del servizio di gestione  integrato del ciclo dei rifiuti.
La nostra proposta alternativa individua un   sistema  virtuoso  e  moderno  per la chiusura del ciclo dei rifiuti e rappresenta  anche  una  risposta  concreta  alla  crisi  perché, mettendo  a  regime  le  raccolte  differenziate  “Porta  a  porta”  e  incentivando  e  potenziando  la filiera industriale del riciclaggio, si creeranno migliaia di posti di lavoro e nuova ricchezza sociale.
Sinistra Ecologia Liberta (Veneto)

giovedì 16 maggio 2013

La Marca sommersa, poco gioiosa e nemmeno amorosa



Durante il Consiglio Provinciale del giorno 30 gennaio 2013 era stato approvato con voto unanime,  un nostro  Ordine del Giorno dal titolo “ La messa in sicurezza del nostro territorio è una priorità da non rinviare”.
Questa deliberazione era nata con l’intento di creare massima attenzione, sul fenomeno rischio esondazione e relativi allagamenti che causano danni a cose e a tutte le attività produttive della marca . Non a caso sono anni che sempre nel mese di novembre, basta un precipitazione al di sopra del normale, per determinare enormi disagi a molte parti della nostra provincia a causa di corsi d’acqua che superando i loro argini naturali, tendono ad arrivare ad inondare interi quartieri di Treviso buona parte dei comuni contermini, evidenziando una non corretta pianificazione urbanistica in buona parte della Marca Trevigiana.
Troppo cemento, una cattiva manutenzione degli argini e forse anche una sottovalutazione del rischio idrogeologico presente .
A tal proposito nel nostro Ordine del Giorno si fa riferimento ad una precisa direttiva europea la 2007/60  ( piano delle alluvioni ) che detta delle determinate tappe a cui tutti gli Stati Membri si devono adeguare, attraverso la produzione entro giugno del 2013 di dettagliate mappe della pericolosità da alluvione e mappe di rischio, assolutamente necessarie per una corretta pianificazione urbanistica ( PAT e PATI) . Si è quindi chiesta , Invitando il Genio Civile della Regione Veneto di relazionare il Consiglio Provinciale sullo stato di avanzamento di alcuni cantieri ,  volti a “curare “ i corsi d’acqua e lo stato di attuazione della direttiva europea.
La direttiva Europea 2007 /60 istituisce un quadro per la valutazione e gestione dei rischi di alluvione . Nella precedente direttiva 2000/ 60 era stato introdotto semplicemente il principio della buona qualità di tutte le acque , ma non era stato fissato alcun obiettivo relativo alla gestione del rischio alluvione né tenuto conto dell’aumento dei rischi di alluvione, a causa dei cambiamenti climatici. Ogni bacino idrografico viene “ assegnato “ a Distretti Idrografici, includendovi le acque costiere comprese quelle sotterranee. Ogni stato Membro indica una Autorità competente che nel nostro caso è L’autorità di bacino che per il nostro territorio ha una competenza diretta sul Distretto Idrografico delle Alpi Orientali. ( 14 bacini , 3 Regioni 2 Provincie autonome e 4 stati ) . Ciascun Distretto deve provvedere a predisporre un idoneo piano di gestione . Vengono fissate anche scadenze temporali ben definite e precise a cui ogni stato membro si deve attenere. La prossima scadenza che dovrà essere da noi rispettata sarà quella di Giugno 2013 dove dovranno essere redatte delle Mappe della pericolosità da alluvione e Mappe del rischio di alluvioni. Mentre l’ultimo termine per la pubblicazione di Piani di Gestione sarà giugno 2015 .
Immaginando una evidente complessità delle norme presenti, abbiamo proposto non solo la massima divulgazione delle cultura della protezione del territorio, compresa quindi ad una limitazione di uso sconsiderato di nuovo cemento, ma la redazione di un apposito Vademecum redatto dalla Provincia di Treviso, da distribuire a tutti gli Amministratori Locali, per aiutarli a districarsi da una legislazione complessa che permetta anche a chi si occupa di pianificazione urbana , di non doversi avvalere spessissimo di consulenti esterni assai costosi.
Non dimentichiamoci che la partecipazione alla pianificazione urbana anche da parte dei cittadini, deve per forza passare anche e sopratutto attraverso la comprensione semplice e chiara di norme assai difficili ed incomprensibili per la quasi totalità di tutti noi .
Ultimo ma non meno importante tema discusso sempre nelle commissione e sempre da noi proposto al Genio Civile della Regione, che pur ammettendo la presenza di cantieri volti al contenimento delle acque, lamenta una sempre maggiore difficoltà nel procurare risorse economiche da destinare ad una corretta pianificazione e programmazione dei vari lavori di messa in sicurezza del nostro territorio
Diventa sempre meno “ virtuoso “ sostenere una politica di contenimento della spesa pubblica anche attraverso le strette maglie del nostro patto di stabilità Interno .Al contrario un allargamento delle spesa pubblica volta ad investimenti che riguardano la messa in sicurezza del territorio da tutti i punti di vista, sembra veramente l’unica via da seguire per avere da una parte, una protezione dei luoghi dove viviamo e dall’altra, la creazione di nuovi posti di lavoro per il nostro territorio.
Oggi ancora una volta è accaduto che una buona parte della nostra provincia si è allagata, sopratutto nella parte sud della provincia . 
Ancora una volta una precipitazione d'acqua al di sopra della norma ha creato notevoli disagi ai cittadini che devono subire questa situazione.
Certo vedere che chi governa la nostra regione si preoccupa di oscurare le previsioni del tempo, invece di porre in essere una serie di interventi seri,  per proteggere il nostro territorio ci preoccupa.
Quello che possiamo fare, è già da domani ricordare alla provincia gli impegni presi con l'approvazione del nostro ordine del giorno . Abbiamo anche l'idea di chiedere una commissione dove sia presente anche la Regione Veneto per sapere veramente, quali e dove possono essere effettuati gli interventi di sicurezza idrogeologica più urgenti e necessari nella nostra provincia.

domenica 12 maggio 2013

Caso Mestrinaro: Quando la buona politica si dimostra vicina ai cittadini



In seguito alla convocazione dello scorso 24 Aprile della  IV ° commissione permanente-sezione ambiente, che prevedeva al secondo punto  dell'Ordine del Giorno una relazione  sul caso della ditta Mestrinaro S.p.A. di Zero Branco, da noi richiesta insieme agli altri gruppi di opposizione consiliare, dalla Provincia arrivano buone notizie per i cittadini di Zero Branco.
Infatti, l’assessore all’ambiente, dott. Alberto Villanova, ha inoltrato comunicazione ufficiale al direttore del Dipartimento dell’Arpav per chiedere ufficialmente di procedere sui corsi d’acqua presenti nelle vicinanze della sede dell’azienda zerotina,  con la analisi e gli accertamenti più indicati,  dove si potrebbero riscontrare gli effetti di eventuali sversamenti di reflui e/o ricadute di polveri causati dall’attività stessa. Inoltre, l’assessore chiede che l’Arpav proceda al campionamento di acqua dai pozzi delle abitazioni vicine per sottoporli alle rituali verifiche analitiche.
Ricordiamo, infatti, come il nostro gruppo consiliare nel corso della suddetta commissione, richiese sul caso,  una ferma e decisa presa di posizione della giunta provinciale e del suo Presidente, e soprattutto azioni concrete per dimostrare ai cittadini la vicinanza dell’ente Provincia, alle loro legittime preoccupazioni  di eventuali ricadute negative sulla salute delle persone e sull’ambiente, in conseguenza delle attività potenzialmente impattanti della azienda Mestrinaro.
Consideriamo perciò questa richiesta dell’assessore, un importante traguardo raggiunto dal nostro gruppo consiliare, sempre propositivo per promuovere una buona politica che si dimostri nelle sue parole e azioni sempre al fianco dei cittadini e delle loro battaglie per la tutela del territorio.

Sinistra Ecologia Libertà a fianco dei lavoratori in lotta della Berco


Sinistra Ecologia Libertà esprime solidarietà e sostegno alla lotta dei lavoratori della Berco contro la volontà unilaterale della multinazionale tedesca ThyssenKrupp di dismettere il patrimonio di professionalità degli stabilimenti Berco e di imporre in maniera unilaterale le proprie decisioni. In particolare, esprime vicinanza e sostegno ai 59 lavoratori di Castelfranco che l’azienda vorrebbe lasciare a casa.
I nostri parlamentari stanno seguendo la vicenda affinché si possa arrivare a una riconsiderazione delle proprie decisioni e ad un cambio di atteggiamento da parte della multinazionale. Si tratta di una vertenza nazionale importante, sul quale il nuovo governo deve affermare una propria capacità di relazione e di autoverolezza rispetto alla spregiudicatezza dei comportamenti di un colosso tedesco che verso l’Italia avrebbe motivi per un atteggiamento meno supponente.
Il nostro gruppo consigliare in Provincia ha già posto all’attenzione della Giunta la vicenda dello stabilimento di Castelfranco e continuerà a chiedere un coinvolgimento attivo degli enti locali nella soluzione positiva della vertenza in atto.
La ThyssenKrupp ha avviato unilateralmente le procedure per la mobilità per 611 lavoratori (quindi dopo il 21 luglio potrebbero partire le lettere di licenziamento) in Italia e ha deciso la chiusura dello stabilimento di Busano Canavese, dove una ottantina di lavoratori sono passati dalla cassa integrazione alla mobilità e ora presidiano lo stabilimento per evitarne lo smantellamento. Da tempo il gruppo è in difficoltà di bilancio ed è perciò in via di cessione, ma non sono state date notizie sull’acquirente. E l’azienda ha finora rifiutato il ricorso ai contratti di solidarietà chiesto dai sindacati.
La multinazionale tedesca ha ignorato anche gli inviti del governo, che già con il Ministro Passera aveva chiesto il ritiro dei licenziamenti e la presentazione di un piano industriale, tanto che il Ministero dello Sviluppo Economico ha giudicato come “ostile” l'atteggiamento della Thyssen e il nuovo ministro Zanonato ha chiesto alla società di non chiudere nessun stabilimento e di accettare di aprire un confronto.
I lavoratori di Copparo hanno deciso una mobilitazione e una loro presenza fisica sia a Roma sotto la sede del Ministero quando verrà riunito il tavolo con l’azienda, sia ad Essen dove ha sede la Thyssen. Così come sono mobilitati i lavoratori di Castelfranco, e a Busano.
Ricordiamo che la Berco Spa è un società del gruppo ThyssenKrupp. Lo stabilimento principale è quello di Copparo, in Provincia di Ferrara, da dove partì nel 1919 la storia del gruppo Berco, leader mondiale nella componentistica per mezzi pesanti. Un altro stabilimento è in Piemonte,  a Busano, in provincia di Torino, e quindi c’è lo stabilimento ex Simmel di Castelfranco Veneto. Gli addetti sono 2.000 a Copparo, meno di un centinaio a Busano e 350 a Castelfranco.

Federazione Provinciale SEL di Treviso

sabato 11 maggio 2013

I liquami maleodoranti di Zerman


La situazione ambientale  degli abitanti di Zerman sta diventando insopportabile.
Una immensa quantità di rifiuti urbani che ormai,   a causa delle abbondanti piogge di questi giorni, sta producendo una grande quantità di percolato , il liquido che si origina dalla grande infiltrazione di acqua nella enorme massa di rifiuti urbani presenti nella ex discarica di Via Croce.
La normativa prevede che questo liquido carico di inquinanti organici ed inorganici maleodoranti , venga subito trattato nel luogo o trasportato in altri impianti debitamente autorizzati al relativo smaltimento.
A questo proposito, lunedì presenteremo una richiesta alla Provincia di Treviso per chiedere immediatamente al Consorzio Priula di provvedere a bonificare il luogo della discarica .
Inoltre chiederemo ufficialmente all'Assessore dell'Ambiente della Provincia  di inviare richiesta formale all' Arpav di iniziare una serie di analisi dell'aria e delle falde acquifere nel luogo. 
Ci appare assai scandaloso che ultimamente, in quasi ogni luogo oggetto di trattamento di rifiuti , vi debba essere sempre una segnalazione di qualche irregolarità oggetto anche di giuste preoccupazioni da parte dei cittadini che a loro malgrado devono sempre subire le scelte di altri.
Certamente i rifiuti che si producono devono essere raccolti , ma chiediamo che il loro trattamento completo debba avvenire sempre nella totale rispetto della salute dei cittadini.
Siamo per una politica indirizzata verso ZERO RIFIUTI.
Infatti, come Gruppo Consiliare Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà , appoggiamo la Campagna Nazionale " Campagna Legge Rifiuti Zero " dove tra l'altro si propone di :  promuovere e incentivare anche economicamente una corretta filiera di trattamento    dei materiali post-utilizzo,  spostare risorse dallo smaltimento e dall’incenerimento verso la riduzione, il riuso e il riciclo, contrastare il ricorso crescente alle pratiche di smaltimento dei rifiuti distruttive dei materiali,  ridurre progressivamente il conferimento in discarica e l'incenerimento, sancire il principio “chi inquina paga” prevedendo la responsabilità civile e penale  per il reato di danno ambientale,  ed infine dettare le norme che regolano l'accesso dei cittadini all'informazione e alla partecipazione in materia di rifiuti.

venerdì 10 maggio 2013

Asolo non ha bisogno di altro cemento



Nella città dei “ Cento Orizzonti “ si sta svolgendo una vera e propria battaglia per fermare l'adozione del nuovo Piano di Assetto Territoriale da parte del Comune di Asolo.
La Giunta Comunale intende far approvare, infatti, un piano urbanistico che ormai molti chiamano “la nuova colata di cemento” ai piedi delle colline che ospitano uno dei borghi più belli d'Italia. Si tratta di una proposta che ha visto una vera e propria levata di scudi a protezione della città, da parte dei cittadini, delle associazioni di categoria,  dei lavoratori del territorio e delle associazioni ambientaliste.
Addirittura due ministri ed alcuni noti intellettuali italiani e stranieri hanno manifestato la loro netta contrarietà nei confronti di questo nuovo progetto, che tra l'altro porta anche la firma di due noti architetti che si sono subito dissociati dall'aver redatto o partecipato alla stesura definitiva di questo strumento urbanistico.
Anche la stampa inglese si è schierata contro la cementificazione, dando risalto alla bellezza del borgo, che con quel paese ha un antico legame, tanto che nel 1987 la Regina d’Inghilterra vi si stabilì qualche giorno per la sua visita in Veneto.
Alla fine l'unico sostegno pubblico alla Giunta di Asolo è stato espresso dal Presidente Muraro. Un appoggio che a noi appare nettamente sbagliato e da accanito tifoso della Lega, in assoluto disprezzo per una parte del territorio che anche lui governa. Da parte nostra   porteremo alla attenzione del Consiglio Provinciale un nostro preciso Ordine del Giorno, per esprimere la nostra netta e convinta contrarietà  in merito alla adozione del P.A.T del Comune di Asolo, cercando il consenso di tutti i gruppi consiliari.
Se andiamo ad analizzare nel dettaglio il piano,  risultano  delle evidenti contraddizioni rispetto al reale fabbisogno espresso tempo fa dai cittadini
Infatti, nel 2008 era stato presentato alla città un Documento Preliminare al PAT attraverso un reale percorso partecipato, illustrandolo e spiegandolo in modo chiaro e trasparente a tutti gli attori del territorio. Quindi si era iniziata una strada giusta per una corretta pianificazione del territorio, secondo quanto previsto dalla legge urbanistica regionale: non a caso, il documento era stato accolto con favore dai cittadini perché erano previsti degli incrementi edificatori molto limitati e solo per le singole proprietà abitative.
La Giunta a quei tempi non aveva ricevuto alcuna osservazione da parte dei singoli e dei gruppi e associazioni coinvolti ed era proprio da lì che si doveva partire come punto di riferimento, senza procedere negli anni successivi a dei veri e propri inutili stravolgimenti.
Invece dopo 5 anni la Giunta di Asolo, ha licenziato un nuovo P.A.T (in copianificazione con la Provincia di Treviso), in netto contrasto con il Documento Preliminare presentato nel 2008 e senza alcun processo di condivisione con la cittadinanza.
Nel dettaglio, ad esempio per il centro storico, si doveva individuare un esatto perimetro, puntare sulle potenzialità di riqualificazione, definire gli eventuali fattori di abbandono o degrado sociale, ambientale ed edilizio. Partendo da una attenta analisi dei reali fabbisogni abitativi della comunità locale.
Si doveva sopratutto procedere con rigide prescrizioni per salvaguardare con decisione gli elementi di rilievo storico ed architettonico.
Invece nel totale disprezzo della bellezza del centro storico, non solo non si evidenziano i caratteri architettonici da tutelare ma, nel P.AT., si arriva a considerare l'edilizia rurale storica anche più importante di tutto l'edificato del centro.
Stravolgendo il Documento Preliminare che considerava nella zona di “Asolo Centro Storico” ipotesi di sviluppo edificatorio solamente con interventi di recupero del già edificato, si arriva ora ad un aumento della cubatura edificabile da 4000 mc a più di 50.000 mc, la cui localizzazione maggiore è all'interno del centro storico.
L'aumento della cubatura appare sproposita e ben al di sopra del reale fabbisogno di abitazioni.
Per quanto riguarda lo sviluppo delle attività produttive, nel documento del 2008 si affermava che gli insediamenti industriali ed artigianali presenti, soddisfacevano le necessità del territorio.
Diventa non giustificabile, sopratutto in questo momento di crisi economica ormai perdurante, come possa il nuovo P.A.T., prevedere la possibilità di ampliare di altri 150.000 mq, la zona produttiva già presente. In questo caso addirittura si dovrebbe provvedere ad una deroga del P.T.C.P. In vigore, in quanto la zona produttiva oggetto dell'intervento di ampliamento, è classificata nel piano provinciale come “non ampliabile”.
In questo caso ci appare incomprensibile come possa la Provincia di Treviso dichiarare la conformità del nuovo strumento urbanistico. Infatti vi è un contrasto totale, contravvenendo anche le linee guida presenti nel piano provinciale, che privilegiano il riutilizzo e la riqualificazione delle aree presenti.
Vogliamo ricordare che nel territorio provinciale sono presenti 1077 aree produttive, che corrispondono a oltre una decina per ogni comune della Marca.
Quindi Muraro, prima di continuare nella sua idea fissa di prediligere il cemento, rispetti almeno il P.T.C.P che come Presidente della Provincia deve preoccuparsi di applicare.
Cerchiamo veramente di fermarci anche questa volta e di non volere privilegiare le ragioni del cemento su quelle del territorio (vedi i precedenti dei casi IKEA a Casale e di Barcon di Vedelago).
Lasciamo lì cosi come è la bellissima città di Asolo, lo desiderano i cittadini e lo meritano sopratutto le incantevoli strutture architettoniche presenti, cariche di bellezza, cultura e storia.

mercoledì 8 maggio 2013

Paese e l'amianto, un progetto da non approvare


Il nuovo progetto della discarica localizzata a Paese in locaita' " Castagnole " di proprietà della Società Mosole  è oggetto in questi giorni del parere da parte della Provincia, secondo quanto previsto dall'art.16, comma 2 della Legge Regionale 11/2010.La settimana scorsa durante la Commissione Ambiente,  vi è stata l'audizione dei responsabili del progetto nonché dei proprietari . Da parte loro si è espressa la volontà di riclassificare l'impianto già esistente, iniziando l'attività del trattamento totale di amianto, prevedendo che una parte consistente della discarica presente, sia destinata al trattamento di rifiuto speciale e molto  pericoloso.
Vogliamo ricordare che nel comune di Paese sono già presenti  un numero di cave e discariche adibite a raccogliere rifiuti che arriva quasi a trenta. 
Abbiamo immediatamente posto alla attenzione della Giunta e del Consiglio Provinciale che ci appare alquanto strana come coincidenza , che questa richiesta al trattamento di rifiuti speciali , arrivi proprio a ridosso della approvazione finale del Piano Regionale dei Rifiuti . In questo piano  è prevista la possibilità di solo due impianti per lo smaltimento totale dell'amianto  in tutto il Veneto 
Considerando  che, il territorio di Paese è ormai saturo di impianti per rifiuti speciali  a livello provinciale , pensiamo che vi sia  più di un valido e convincente  motivo per procedere con un deciso no al nuovo progetto.
Nella prossima riunione della Commissione Ambiente , verrà ascoltata la cittadinanza di Paese che già oggi era presente numerosa , perché contraria a questo impianto di smaltimento definitivo di rifiuti da costruzione e demolizione contenenti amianto.
Non possiamo che appoggiare la loro posizione di estrema preoccupazione per la salute e per il loro ambiente dove vivono  ogni giorno.